Immagine

Giorno 72. Una settimana da…paura!

Il pomeriggio che precede l’inizio di una nuova avventura – tanto desiderata, sognata, che sembrava inaccessibile e che infine si è realizzata – è un momento pervaso di inquietudine. Ho sempre la sensazione di non avere vissuto in maniera davvero piena le settimane prima del grande momento, di non avere fatto abbastanza – avrei potuto leggere di più, avrei dovuto scrivere di più – e mi rimane un retrogusto di rimpianto e nostalgia perché so che questi giorni non torneranno più e che tutto quello che vivrò nei prossimi otto mesi sarà irripetibile. Ho sempre l’ansia di fissare ogni emozione dei momenti che si vivono una volta sola nella vita, con la disastrosa conseguenza di essere tesa come una corda di violino, senza nemmeno un Vivaldi che mi suoni.

È arrivato il momento di preparare quaderno, penne e libri per il primo giorno di scuola – la Scuola Holden. Non ero così emozionata nemmeno quando ho iniziato l’università! Erano anni che volevo seguire il corso di scrittura Over30 a Torino, ma non me lo sono mai potuta permettere. Tutto il gran lavoro dell’anno scorso a Modena ha dato almeno un frutto positivo: ho messo da parte i soldi per l’iscrizione e così non solo ho potuto raggiungere questo obiettivo, ma l’ho fatto con le mie forze, senza chiedere a nessuno e senza regali. Per me, che perseguo l’ideale dell’indipendenza assoluta, è una soddisfazione.

Come ogni scolaretta che si rispetti ho acquistato uno zaino nuovo da portare con me in questa avventura: quello di Miomojo, un marchio che ho conosciuto quest’estate e che mi ha colpito perché utilizza materiali interamente vegani.

mde

Ho immortalato la Virna insieme ai miei compagni di viaggio: volevo presentarli alla mia principessa, dato che mentre io sarò impegnata a Torino, lei sarà a casa insieme ai nonni – per la loro gioia, perché l’adorano.
Anche per la Virna è una settimana cruciale: deve affrontare il cambio della pappa, che è un momento delicatissimo. Se tutto va come dovrebbe, illustrerò le meraviglie di questo nuovo cibo, che ha tutte le caratteristiche per essere ottimo. Spero che la Virna apprezzi: a forza di guardare programmi di cucina, mi è diventata un palato esigente…mi sa che dovrò chiamare Cracco in persona a cucinarle qualche piatto raffinato.

Questo martedì pomeriggio, però, non precede l’inizio della Holden, ma di due giorni lavorativi snervanti. Fino a qualche mese fa ero contenta di fare questo mestiere e l’avrei vissuto con il consueto entusiasmo. Quando una storia si esaurisce, però, lo si avverte chiaramente: la mia storia in questi panni è finita, senza possibilità di sequel, perciò affronto questi due giorni con spirito greve.

Con questo post vi saluto e vi do appuntamento alla prossima settimana con gli aggiornamenti del blog, quando Vi&Va torneranno a vivere insieme le loro avventure.

It’s all so Grey!

Vi&Va

E ora qualche foto di backstage!

mde

La foto è venuta male, ma mi piace moltissimo perché sono riuscita a immortalare la Virna mentre cerca di darmi un bacio! 

mde

Backstage dello shooting per riuscire a scattare una foto decente: da notare l’espressione da modella annoiata, roba che Naomi in confronto è una dilettante. 

Annunci

Giorno 71. Gli animali del circo. 

GLI ANIMALI DEL CIRCO

di Wislava Szymborska

Gli orsi battono le zampe ritmicamente,
la scimmia in tuta gialla va in bicicletta,
il leone salta nel cerchio fiammeggiante,
schiocca la frusta e suona la musichetta,
schiocca e culla gli occhi degli animali,
l’elefante regge un vaso sulla testa,
e i cani ballano con passi uguali.

Mi vergogno molto, io – umano.

Divertimento pessimo quel giorno:
gli applausi scrosciavano a cascata,
benché la mano più lunga d’una frusta
gettare sulla sabbia un’ombra affilata.

Il circo è sempre passato vicino a casa mia e quando ero piccola era una festa: non sono mai andata a vedere uno spettacolo, io andavo soltanto a guardare gli animali. Li amavo, gli animali, e con infantile ingenuità volevo soltanto guardare da vicino quelle splendide creature che potevo altrimenti vedere solo nei documentari di Quark (sì, sono figlia intellettuale del Piero). Di tutti quelli che ho visto mi è rimasta impressa la giraffa, chissà perché.

Non incolpo i miei genitori per non avere coltivato la mia coscienza critica: volevano soltanto vedermi felice e io in mezzo agli animali lo ero, lo sono sempre stata. Dovrei piuttosto sentirmi in colpa per avere perseverato in una inaccettabile incoerenza anche in età adulta, e questo è un conto in sospeso che regolo ogni giorno con me stessa cercando di rimediare ai danni che ho contribuito a fare.

Il giorno in cui smettere di girarsi dall’altra parte arriva e la sua voce è netta, impossibile ignorarla. Io l’ho sentita nella coscienza tre anni e mezzo fa, quando il progetto di adottare la Virna era ancora ben lungi dal formarsi.
Dalla sera alla mattina (letteralmente) sono diventata vegetariana, ho smesso di acquistare prodotti in pelle e a fare attenzione alle marche cruelty free nella cosmesi. (Chiarisco subito che ho moltissimo ancora da imparare e che non penso proprio di avere qualcosa da insegnare a nessuno su come si sta al mondo: questa non è una lezione di vita, ma il racconto di una esperienza e come tale va inteso).

Da quel giorno è cambiato tutto: si è risvegliata la coscienza critica che s’era assopita per la consuetudine a certe abitudini, ho modificato la percezione del mio posto su questo pianeta. I primi mesi sono passati velocemente: ne ho impiegati tre soltanto per rendermi conto che non avrei fatto marcia indietro e che ero diventata vegetariana.

Poi è arrivata la Virna e la mia vita ha preso una direzione definita e definitiva: ho scelto di stare dalla parte degli animali, perché troppe cose ho conosciuto, insopportabili. E così ho chiuso il cerchio con quella bambina che amava gli animali e ho imparato ad agire secondo le parole che dico. Ho smesso di stare simpatica a molta gente, nonostante continui a non volere insegnare niente a nessuno: vorrei soltanto che le persone facessero delle scelte consapevoli, qualunque esse siano.
Ci sono cose, però, su cui non si può scegliere: bisogna dire di no, se si vuole essere umani migliori.
Una urgenza che provava anche il Premio Nobel Wislava Szymborska.
Ma non releghiamo la sensibilità verso certi argomenti a poeti, suicidi e animalisti: ciascuno ha dentro il seme del miglioramento. Siamo la specie più evoluta (così dicono): allora abbiamo il dovere di evolvere il nostro modo di occupare questo pianeta, che è l’unica vera casa che tutti noi abbiamo.

It’s all so Grey!

Vi&Va

 

Giorno 70. Gusti musicali.

Oggi ho iniziato un nuovo taccuino, rigorosamente Moleskine: sul colore, invece, sono molto meno rigorosa e questa volta ha vinto il rosso della limited edition di Thelonius Monk.

IMG_20170816_082923_682.jpg

L’avevo acquistato a luglio, in preda a un momento di nostalgia rabbiosa: ricorreva il decimo anniversario della mia rovina sentimentale e l’ominide che l’ha provocata era nientepopodimeno che un musicista e non uno di quelli che fanno le prove il venerdì sera nel garage degli amici. No, lui era un Musicista vero: quando l’ho conosciuto suonava musica dodecafonica, una roba che io avevo sentito nominare soltanto perché all’università ho dato un esame di Storia della Musica.
Da brava femminuccia, che quando si innamora si interessa a tutto ciò che interessa a lui nell’assurda illusione di poterlo conoscere meglio, capire meglio, quando lo frequentavo ascoltavo il jazz. Non ho mai capito un tubo di musica, e nemmeno dei musicisti (tranne che è meglio starne alla larghissima), però dovevo darmi un tono, mica potevo stare insieme a uno che faceva improvvisazione jazz e ascoltare Madonna.

La rievocazione storica è terminata, ma il taccuino è rimasto lì e oggi è arrivato il momento di aprirlo. Mi sembrava poi doveroso mettere su una bella playlist di jazz e riesumare il cd che avevo fatto all’epoca (Spotify non esisteva ancora).
Ormai ho aperto il chakra della rabbia repressa (sul perdono, invece, ci vorrebbe un seminario intensivo con il Dalai Lama e credo che non ce la farebbe nemmeno lui a farmi evolvere dal desiderio di vedere la faccia del Musicista spiaccicata sotto il metrò) e mi sono ricordata che un bel sottofondo jazz favorisce la creatività e l’allegria.
Sembra avere apprezzato anche la Virna, che sta dormendo da ore sul divano (ormai lo avete capito…). Come la sua padrona, che passa da Rihanna a Chopin con una disinvoltura da schizofrenica, la Virna passa da Vasco a Miles Davis senza battere ciglio: infatti per non sbagliare dorme sempre!
Se un levriero dorme, è un buon segno: significa che si sta rilassando e che apprezza l’ambiente che la circonda. Adesso so che cosa ascoltare per riempire l’atmosfera senza disturbare il suo sonno.

It’s all so Grey…and all that jazz!!!

Vi&Va