Giorno 60. Il più bel complimento.

Il bello dell’andare nello stesso parco tutte le mattine è incontrare sul percorso le stesse persone che camminano da sole o in compagnia, oppure che corrono.
Io e la Virna abbiamo scelto come luogo ideale per la passeggiata del mattino – l’unico momento della giornata in cui possiamo sperare di trovare ancora un po’ di fresco in mezzo ai boschi – il Parco delle Groane che da Misinto porta a Cogliate (MB). Di buon’ora il sentiero che attraversa i boschi, passando di fianco alla Scuderia delle Groane (dove la Virna si ferma a guardare i cavalli che corrono), è già popolato da signorotti, sciùre e runner. Un’abitudine che ho imparato andando in passeggiata con la Virna è che nei boschi tutti si salutano: all’inizio mi sentivo un po’ a disagio a dovere interagire con degli sconosciuti anche soltanto per lo scambio di un saluto. Vado al parco per isolarmi dal mondo e mi tocca incontrare tutta questa gente?!
Giorno dopo giorno ho imparato ad apprezzare questa regola non scritta, finché ho iniziato a guardare le facce di chi incontravo e a scoprire che molte si ripetono quotidianamente. E così si è creato il mio gruppetto di persone con le quali mi fermo volentieri a scambiare una parola di buongiorno. Come sempre l’appiglio con cui rompere il ghiaccio è stato la Virna. Quando si dice che il cane è un animale socievole si intende che fa ritornare ad essere socievoli i proprietari!

In principio c’è stata la mia amica Sabry: super sportiva e atletica, l’ho sempre incrociata durante le sue corse. In inverno capita che mi sorprenda a correre attaccata al guinzaglio della Virna che galoppa e mi sento proprio una schiappa in confronto a lei, che sembra una gazzella.
Poi ho imparato a conoscere tutti gli altri: la coppia di signori che si sono sposati a 35 anni un mese dopo essersi conosciuti in una balera durante l’estate di tanti anni fa; il signore lungo lungo che cerca di domare un labrador di un anno e mezzo che impazzisce di gioia quando vede la Virna – e la simpatia è reciproca, anche se lei si mostra sempre altezzosa; il signore che abita vicino al parco, che come un orologio svizzero alle 8,30 in punto sta tornando a casa e che è diventato il preferito della Virna perché ogni volta che la vede le fa i complimenti e la coccola e lei lo ricambia facendogli le feste, scodinzolando e saltando. C’è il siciliano che corre e mi batte il cinque, il signore del gruppo master che non ha mai fatto mancare un complimento al mio “splendido levriero”, e che da un po’ di tempo non ne fa mancare uno neanche alla sottoscritta. E infine c’è una signora buona e simpatica, che una volta mi ha fermato soltanto per chiedermi se era un levriero salvato e da quella volta ogni volta che passa si ferma a fare una carezza alla Virna. Stamattina la Virna l’ha vista da lontano e le si è avvicinata scodinzolando. “Ciao splendore – l’ha salutata come al solito la signora – oggi si vede che sei proprio felice, si legge nello sguardo”.

Dentro di me ho ripensato a quando la Virna è arrivata: non scodinzolava nemmeno, non si permetteva nemmeno la libertà di mostrare la propria gioia. Ne abbiamo fatta tanta di strada in questi due anni e sette mesi: un levriero rescue non si apre facilmente, ha bisogno di sentire che si può fidare di te e soltanto allora mostrerà a poco a poco tutte le sfaccettature del proprio carattere. Il nostro compito è essere delle brave guide per il loro spirito forte e fragile al tempo stesso, e scoprire di essere degni di vedere sbocciare un’anima speciale.
Il più bel complimento che potete fare a una persona che ha un levriero rescue non è elogiarne la bellezza, l’eleganza, la nobiltà del portamento. Ditegli che ha un cane felice, e farete la sua più grande gioia.

It’s all so Grey!

Vi&Va

cof

 

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Giorno 57. Nel mezzo del cammin della mia vita.

Oggi è il mio compleanno e non l’ho detto a nessuno. Ho pensato che se nessuno mi avesse fatto gli auguri, avrei potuto dimenticarmi di compiere trentacinque anni.
Non mi ricordo come, da giovane, mi sarei vista a questa età: c’è stato il periodo della “mogliettina”, poi quello della “donna in carriera”, poi quello della “fidanzata sportiva”, poi quello della “ragazza con famiglia”. Dipendeva dall’alchimia emotiva che vivevo in quel momento. Forse, però, mi sono sempre vista da sola con un cane.
Ho coltivato tanti sogni, ho seguito tante strade: abbandonandole, ricominciandole daccapo, correggendo la traiettoria, prendendo dei sentieri laterali, ritornando sui miei passi e saltando sopra il vuoto – spesso. Ho fatto del reinventarmi un’opportunità per crescere, sperimentare, trovare una nuova immagine di me stessa. L’ho fatto così tante volte che la stabilità ha finito per farmi boccheggiare come l’afa di questa estate.
Dovrei essere soddisfatta, eppure oggi vorrei sparire per non dovere fare bilanci. Nel mezzo del cammin della mia vita, invece, fare bilanci è inevitabile.

Ho realizzato quei due-tre sogni che, grandi o piccoli che siano, sono una gran bella soddisfazione. Ho girato l’Italia in lungo e in largo con un lavoro che per la gente mantiene il fascino dell’Arte. Ho conosciuto persone famose, ho lavorato con personaggi popolari, ho flirtato con sportivi da sogno e con l’Uomo dei Miei Sogni ho fatto un viaggio dall’altra parte dell’Europa. Ho scritto tanto, ho scritto per me stessa, ho scritto per gli altri, ho scritto degli altri, ho raccontato storie che mi hanno arricchito. Ho pubblicato un libro e rilasciato la mia prima intervista per un giornale.

Ho frequentato un musicista, un attore, uno sportivo olimpionico, un mago, ma non sono stata la fidanzata di nessuno.
La mia natura libera e curiosa mi ha sempre spinto verso nuove sfide, nuovi territori di ricerca. Ci sono persone che si fermano alla prima tappa del viaggio: trovano una persona, un lavoro, costruiscono una casa, una famiglia, fanno dei figli, e sono felici così. Ci sono persone che non smettono mai di cercare, che si fermano in un posto il tempo per viverlo fino in fondo, fino all’ultima goccia di energia e di emozioni, per poi riprendere a vagabondare nella vita. Ogni traguardo è un nuovo punto di partenza, le esperienze che non hanno ancora vissuto, le persone che non hanno ancora conosciuto, i luoghi che non hanno ancora visitato, le strade che non hanno ancora percorso sono ciò di cui hanno bisogno per sentirsi vive. Queste persone sono condannate a vagare come fantasmi nella propria esistenza, alla ricerca di una pace che forse non troveranno mai perché quietare l’inquietudine è cambiare il vento della propria natura e forse quel vento non cambierà mai.
Non so se sfamerò la mia inquietudine. Non è facile essere in continuo movimento, in continua mutazione: essere l’Ulisse della propria esistenza è una grande opportunità, ma costa una grande fatica e un prezzo molto alto – non mettere radici mai, e a volte fa soffrire.
Avrei voluto avere un fidanzato.
Avrei voluto fare le vacanze insieme e tornare con le immagini di noi due felici.
Avrei voluto passeggiare mano nella mano sul bagnasciuga.
Avrei voluto farlo sedere alla tavola imbandita della mia famiglia.
Avrei voluto presentarlo ai miei parenti ed essere orgogliosa di lui.
Avrei voluto sentirmi dire “ti amo”.
Avrei voluto essere salvata un po’.
Non ho avuto niente, mai.

Forse adesso sarà più chiara la forma che ha preso la Virna nella mia vita: lei non è un cane, lei è la mia compagna di vita.
E forse adesso sarà più chiaro anche il motivo per cui mi arrabbio quando mi dicono che non posso paragonare un cane a un bambino. Posso farlo, eccome: quello che un bambino rappresenta nelle vite di chi lo ha, nella mia lo rappresenta la Virna.
Lei è la mia migliore amica, il mio fidanzato, la bambina che non avrò mai (perché i bambini non mi sono mai piaciuti e ho smesso di sentirmi in colpa per questo).
Lei è la relazione che non vivrò mai, le vacanze le faccio con lei, le passeggiate in riva al mare le faccio con lei, le foto le faccio con lei. Lei è la presenza che non mi fa sentire sola.

Per crescere ci sono molte strade, si diventa maturi sotto tante forme. Io ho scelto questa: essere la compagna della Virna.
Oggi festeggiamo due anni e sette mesi dal suo arrivo: lei è un cane completamente diverso, aperta, socievole e serena; io sono una donna completamente diversa, responsabile, non sempre serena, ma di certo più equilibrata.
Questo è un legame da cui non posso scappare, è un rapporto in cui devo essere la più forte (e non la solita vittima) perché lei ha bisogno di una guida che le dia sicurezza. Lei mi spinge ogni giorno a trovare una stabilità che non ho mai conosciuto prima: quante volte mi ha costretto a smettere di piangere, a smettere di rimuginare, a controllare le mie paure, ad andare oltre le mie ansie. Lei è il mio amuleto contro la depressione: anche quando avrei voglia di stare a casa a piangere (magari per l’ultimo ragazzo che è passato come Attila sul mio cuore, oppure per un’amica secolare che reciso le radici), devo uscire per forza, perché lei ne ha bisogno e il suo benessere è il faro che guida il timone che stringo tra le mani.
Quando è arrivata la Virna, la mia vita è cambiata: non sapevo che cosa significasse essere responsabile di una creatura che dipende da me e dalle mie scelte. Lei mi ha costretto a evolvermi, a diventare matura, a essere forte: aveva bisogno di vedere in me questo genere di essere umano.

Oggi compio trentacinque anni e, nonostante i miei fallimenti, sento che non è stato tutto sbagliato, che io non sono tutta da buttare. E se nessuno vorrà accompagnarmi nella mia vita, so che ce la farò anche da sola.

Vi&Va

sdr

Non è la foto più bella di me e la Virna, ma a me piace per la spontaneità: la Virna si è avvicinata al display e, toccandolo con il naso, ha fatto scattare la fotocamera e io ho riso.

 

 

Giorno 51. Le debolezze dell’imperfezione. 

Fa caldo, caldissimo. C’è umidità, moltissima. L’imperativo è resistere, ogni giorno è una lotta. Se pensavamo che l’estate del 2015 fosse insopportabile, non avevamo immaginato quella di quest’anno. Allora era la Virna a stare male per via di disturbi intestinali che ci costringevano a uscire a tutte le ore, comprese quelle più calde: è stato un calvario indimenticato, non mi aspettavo di riviverlo quest’anno. Questa volta sono io a soffrire: la pressione, già bassa normalmente, finisce in cantina a causa sopratutto del tasso di umidità tropicale. La Virna sta bene di salute, ma questo caldo la sta martoriando.
Avere un levriero significa avere un cane che soffre il caldo più degli altri perché non ha grasso sottocutaneo che funge da isolante. Rischiano il colpo di calore o, nella peggiore delle eventualità, l’infarto perché il loro cuore, più grande rispetto a quello delle altre razze, si affatica molto. Un greyhound inizia a sentire caldo a 20 gradi, sopra i 25 inizia la sofferenza. I greyhound neri, in più, si surriscaldano ai primi raggi di sole. Avere un levriero ti fa vivere l’estate in un altro modo. 

La Virna sta smascherando i miei limiti fisici. Soffro di asma, pressione bassa e sudorazione eccessiva, che comporta una perdita di sali minerali e potassio che fatico a reintegrare. Non riesco a svolgere la minima attività fisica: andavo in palestra tutte le mattine alle 7.30, dopo aver fatto la passeggiata con la Virna: da una settimana non riesco nemmeno a camminare. Insomma, sono un articolo difettoso, o meglio: non sono fatta per stare sulla terraferma, ma questo è un altro discorso. Queste condizioni mi rendono debole e nervosa e il mio stato d’animo si ripercuote sulla Virna: io non ho le energie per essere paziente, lei non ha la lucidità per ascoltarmi come fa normalmente. Il risultato è un disastro: io mi arrabbio, lei si offende o si mortifica. Dura poco, ma tanto basta per farmi sentire in colpa e la colpa ce l’ho davvero. 

Ammetto le mie debolezze con franchezza e onestà: vorrei essere perfetta come è la Virna, ma sono soltanto un essere umano molto imperfetto. Quando la mia serenità è turbata, sento il peso della solitudine e delle responsabilità che sono tutte sulle mie spalle. Ho adottato la Virna, il mio primo cane, da sola: l’ho fatto con consapevolezza e coscienziosamente, desiderosa e pronta ad affrontare una relazione vera. Dopo due anni e mezzo, ho ancora momenti di difficoltà e di sconforto; lo confesso perché qui racconto la vita quotidiana, fatta anche di momenti così, quelli che ci sono in ogni relazione autentica. Io diffido di chi è sempre felice e dei rapporti sempre rose e fiori: le crisi ci vogliono, sono quelle che ti fanno crescere.  La Virna è perfetta, è forte e coraggiosa: smascherando i miei limiti mi costringe a migliorarmi, a crescere. È una sfida quotidiana, ma che cosa sarebbe la mia vita altrimenti? 

It’s all so Grey! 

Vi&Va

Rimedi contro il caldo tropicale di quest’anno