Tutte queste lavatrici sono davvero necessarie?

Confesso: ho ceduto alla tentazione del condizionatore acceso anche di notte. Due notti fa ho provato ad aprire le finestre alle 3 ed è entrata una carovana di cammelli, perciò ho deciso di rimanere intabarrata con l’aria respirabile finché non sarà passato il caldo più caldo di questa estate. A parziale discolpa specifico che faccio andare soltanto il deumidificatore per evitare di creare un’atmosfera troppo finta e troppo diversa da quella esterna. Penso soprattutto alla Virna: l’aria condizionata non le fa certo bene, spero con il deumidificatore di fare qualche danno in meno. L’ambiente, invece, non fa distinzioni sulla modalità di funzionamento di questo elettrodomestico diventato ormai indispensabile per mantenere una parvenza di sanità mentale.

Quello che mi affligge non è soltanto il senso di colpa: è la sensazione – detestabile! – di non essere coerente con i principi che condivido e le idee che sostengo: combatto le mie battaglie per contribuire a diffondere le informazioni sulla distruzione del Pianeta provocata dal genere umano, sono vegetariana, non uso prodotti in pelle, cerco di usare prodotti cosmetici cruelty free, insomma faccio almeno il minimo indispensabile per vivere in maniera più etica (so bene che è soltanto il punto di partenza e che devo ancora imparare e migliorare moltissimo). Poi, però, faccio andare il condizionatore tutto il giorno: la mia coscienza mi sta prendendo a sberle!

Con il senso di colpa sulla spalla destra e l’incoerenza su quella sinistra, ho preso una decisione: non uso la lavatrice. Non credo che abbiano lo stesso tipo di impatto ambientale, ma almeno non aggiungo un ulteriore danno a quello che già sto facendo.
E così mi sono messa a lavare a mano. Sì, lo so che dovrei usare un detersivo bio, se naturale sarebbe ancora meglio, però ho fatto con quello che avevo in casa e del resto da qualche parte bisogna pur iniziare, no?
Mentre sciacquavo i panni sentendomi all’improvviso sulla riva di un corso d’acqua nella campagna inglese, mi sono chiesta: ma abbiamo davvero bisogno di tutte le lavatrici che facciamo?
La risposta è no.

Non obiettate subito con argomentazioni di cui sono ben consapevole.
Stile di vita. Siamo sempre così di corsa che a malapena riusciamo a trovare il tempo di schiacciare un pulsante, figuriamoci di fare il bucato a mano.
Igiene. Un bel lavaggio a 60° leva di torno qualsiasi microbo e direi che non è il caso di negare un passaggio igienizzante nell’oblò agli asciugamani o alla cuccia della Virna.
Tessuti. Ti voglio vedere a lavare a mano i vestiti invernali! Infatti siamo in estate e il pensiero edificante mi è venuto in questa stagione.

Sto dicendo non di mettere in cantina la lavatrice da maggio a ottobre, ma di ridurne l’utilizzo all’indispensabile. Durante l’estate il nostro abbigliamento è rappresentato soprattutto da indumenti leggeri, che laviamo soltanto perché puzzano di sudore. Per pulirli non è necessaria la lavatrice. E poi abbiamo così tanti vestiti che se quella maglietta rimane in ammollo per un giorno e ci mette un giorno in più ad asciugarsi, di certo non andremo in giro nudi!

Di sicuro non sono l’eroina che sta salvando il mondo per qualche giro di lavatrice risparmiato, ma sono anche convinta che i grandi cambiamenti inizino dai piccoli passi. Se ciascuno di noi rinunciasse anche soltanto a una lavatrice ogni mese, forse non risolveremmo il problema del surriscaldamento globale, ma avverrebbe la cosa più importante, quella di cui maggiormente c’è bisogno in questo momento: lo spostamento di mentalità. Risparmiare una lavatrice inizia a farti stare attento a molte altre cose: quanti elettrodomestici hai, quante volte usi l’automobile, quanto cibo scade nel frigo prima di essere buttato via, quante mail stampi inutilmente, fino ad arrivare ai problemi ambientali più grandi.
Può anche darsi che le coscienze si risveglino a partire dalla lavatrice spenta. Nel dubbio, ci provo.

Vi&Va

lavandaia

 

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Giorno 57. Nel mezzo del cammin della mia vita.

Oggi è il mio compleanno e non l’ho detto a nessuno. Ho pensato che se nessuno mi avesse fatto gli auguri, avrei potuto dimenticarmi di compiere trentacinque anni.
Non mi ricordo come, da giovane, mi sarei vista a questa età: c’è stato il periodo della “mogliettina”, poi quello della “donna in carriera”, poi quello della “fidanzata sportiva”, poi quello della “ragazza con famiglia”. Dipendeva dall’alchimia emotiva che vivevo in quel momento. Forse, però, mi sono sempre vista da sola con un cane.
Ho coltivato tanti sogni, ho seguito tante strade: abbandonandole, ricominciandole daccapo, correggendo la traiettoria, prendendo dei sentieri laterali, ritornando sui miei passi e saltando sopra il vuoto – spesso. Ho fatto del reinventarmi un’opportunità per crescere, sperimentare, trovare una nuova immagine di me stessa. L’ho fatto così tante volte che la stabilità ha finito per farmi boccheggiare come l’afa di questa estate.
Dovrei essere soddisfatta, eppure oggi vorrei sparire per non dovere fare bilanci. Nel mezzo del cammin della mia vita, invece, fare bilanci è inevitabile.

Ho realizzato quei due-tre sogni che, grandi o piccoli che siano, sono una gran bella soddisfazione. Ho girato l’Italia in lungo e in largo con un lavoro che per la gente mantiene il fascino dell’Arte. Ho conosciuto persone famose, ho lavorato con personaggi popolari, ho flirtato con sportivi da sogno e con l’Uomo dei Miei Sogni ho fatto un viaggio dall’altra parte dell’Europa. Ho scritto tanto, ho scritto per me stessa, ho scritto per gli altri, ho scritto degli altri, ho raccontato storie che mi hanno arricchito. Ho pubblicato un libro e rilasciato la mia prima intervista per un giornale.

Ho frequentato un musicista, un attore, uno sportivo olimpionico, un mago, ma non sono stata la fidanzata di nessuno.
La mia natura libera e curiosa mi ha sempre spinto verso nuove sfide, nuovi territori di ricerca. Ci sono persone che si fermano alla prima tappa del viaggio: trovano una persona, un lavoro, costruiscono una casa, una famiglia, fanno dei figli, e sono felici così. Ci sono persone che non smettono mai di cercare, che si fermano in un posto il tempo per viverlo fino in fondo, fino all’ultima goccia di energia e di emozioni, per poi riprendere a vagabondare nella vita. Ogni traguardo è un nuovo punto di partenza, le esperienze che non hanno ancora vissuto, le persone che non hanno ancora conosciuto, i luoghi che non hanno ancora visitato, le strade che non hanno ancora percorso sono ciò di cui hanno bisogno per sentirsi vive. Queste persone sono condannate a vagare come fantasmi nella propria esistenza, alla ricerca di una pace che forse non troveranno mai perché quietare l’inquietudine è cambiare il vento della propria natura e forse quel vento non cambierà mai.
Non so se sfamerò la mia inquietudine. Non è facile essere in continuo movimento, in continua mutazione: essere l’Ulisse della propria esistenza è una grande opportunità, ma costa una grande fatica e un prezzo molto alto – non mettere radici mai, e a volte fa soffrire.
Avrei voluto avere un fidanzato.
Avrei voluto fare le vacanze insieme e tornare con le immagini di noi due felici.
Avrei voluto passeggiare mano nella mano sul bagnasciuga.
Avrei voluto farlo sedere alla tavola imbandita della mia famiglia.
Avrei voluto presentarlo ai miei parenti ed essere orgogliosa di lui.
Avrei voluto sentirmi dire “ti amo”.
Avrei voluto essere salvata un po’.
Non ho avuto niente, mai.

Forse adesso sarà più chiara la forma che ha preso la Virna nella mia vita: lei non è un cane, lei è la mia compagna di vita.
E forse adesso sarà più chiaro anche il motivo per cui mi arrabbio quando mi dicono che non posso paragonare un cane a un bambino. Posso farlo, eccome: quello che un bambino rappresenta nelle vite di chi lo ha, nella mia lo rappresenta la Virna.
Lei è la mia migliore amica, il mio fidanzato, la bambina che non avrò mai (perché i bambini non mi sono mai piaciuti e ho smesso di sentirmi in colpa per questo).
Lei è la relazione che non vivrò mai, le vacanze le faccio con lei, le passeggiate in riva al mare le faccio con lei, le foto le faccio con lei. Lei è la presenza che non mi fa sentire sola.

Per crescere ci sono molte strade, si diventa maturi sotto tante forme. Io ho scelto questa: essere la compagna della Virna.
Oggi festeggiamo due anni e sette mesi dal suo arrivo: lei è un cane completamente diverso, aperta, socievole e serena; io sono una donna completamente diversa, responsabile, non sempre serena, ma di certo più equilibrata.
Questo è un legame da cui non posso scappare, è un rapporto in cui devo essere la più forte (e non la solita vittima) perché lei ha bisogno di una guida che le dia sicurezza. Lei mi spinge ogni giorno a trovare una stabilità che non ho mai conosciuto prima: quante volte mi ha costretto a smettere di piangere, a smettere di rimuginare, a controllare le mie paure, ad andare oltre le mie ansie. Lei è il mio amuleto contro la depressione: anche quando avrei voglia di stare a casa a piangere (magari per l’ultimo ragazzo che è passato come Attila sul mio cuore, oppure per un’amica secolare che reciso le radici), devo uscire per forza, perché lei ne ha bisogno e il suo benessere è il faro che guida il timone che stringo tra le mani.
Quando è arrivata la Virna, la mia vita è cambiata: non sapevo che cosa significasse essere responsabile di una creatura che dipende da me e dalle mie scelte. Lei mi ha costretto a evolvermi, a diventare matura, a essere forte: aveva bisogno di vedere in me questo genere di essere umano.

Oggi compio trentacinque anni e, nonostante i miei fallimenti, sento che non è stato tutto sbagliato, che io non sono tutta da buttare. E se nessuno vorrà accompagnarmi nella mia vita, so che ce la farò anche da sola.

Vi&Va

sdr

Non è la foto più bella di me e la Virna, ma a me piace per la spontaneità: la Virna si è avvicinata al display e, toccandolo con il naso, ha fatto scattare la fotocamera e io ho riso.