Giorno 66. Arrivederci a settembre! 

La sensazione di sentirmi piccola piccola, sovrastata dall’altezza dei fusti, non la scorderò mai. Tale rimane ancora per me oggi il frumento: qualcosa che mi fa sentire piccola. 

Dal campo di frumento altissimo, che ogni giorno osserva le nostre passeggiate al parco, ci congediamo salutandovi con il sorriso di chi parte per inaugurare il proprio periodo di festa e di vuoto. Partiamo con tanta voglia di sospendere il tempo, chiuderci la porta di questo ultimo anno alle spalle e ricaricare le energie per affrontare una nuova fase della nostra vita. Ci attendono nuove sfide e tante avventure: abbiamo una vita meravigliosa che ci aspetta e non lasceremo per strada neanche un’emozione. 

Parto senza orpelli, accompagnata soltanto dai miei libri, fedeli compagni di viaggio: lascerò riposare computer e tablet, anche loro hanno bisogno di staccare la spina per un po’. Ci ritroveremo a settembre sul blog e sui social. 

Tanti saluti a tutti,
Vi&Va.

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Giorno 59. Strani individui al parco. 

Quando ho aperto questo blog l’ho sottotitolato “le avventure di Virna e Vale”. Chissà quale vita straordinaria avranno quelle due lì, avrete pensato. No, non abbiamo una vita straordinaria, ma è la vita quotidiana, tra routine e novità, ad offrire spunti eccezionali. Anche la solita passeggiata al parco, per esempio, può riservare delle sorprese singolari. 

“Non farlo avvicinare!”. Quante volte ci è capitato di dirlo, o sentircelo dire, quando il nostro cane sta per incontrare un altro cane? È capitato a tutti almeno una volta, ma quanti di voi si sono ritrovati a dirlo ai proprietari di un gatto?
Stavamo passeggiando tranquillamente, quando la Virna, che stava setacciando con l’olfatto ogni filo d’erba di un cespuglio, ha drizzato le orecchie e si è messa in punta. Credevo stesse fissando un cagnolino che correva al di là di un albero, ma non c’era nessun cagnolino e non capivo che cosa stessa attirando la sua totale attenzione. Poi l’ho visto: a un paio di metri da noi, sotto all’albero e terrorizzato, c’era un gattino domestico, munito di pettorina, ma senza guinzaglio, cosicché il proprietario lo ha rincorso mentre scappava dalle fauci della Virna.
Dopo avere fatto il nostro giro, la Virna voleva ovviamente ritornare sul luogo dello scampato delitto: i levrieri hanno una memoria di ferro, potete stare certi che per almeno un mese passando in quel punto cercherà ancora il gatto. Per evitarlo abbiamo fatto un altro giro, ma – era proprio destino! – all’angolo del percorso ecco riapparire il gattino che passeggiava tranquillamente trotterellando davanti al proprietario. Questa volta, però, tutt’altro che terrorizzato, ha puntato dritto verso la Virna: mentre la tiravo indietro, ho detto al proprietario “Non farlo avvicinare!”.
Se un greyhound rescue è capace di mostrare indifferenza per una pallina che rotola o per qualsiasi altro giochino che farebbe la felicità di un Labrador, di fronte a un gatto o a qualsiasi cosa pelosa in movimento (anche un cappello portato dal vento) non capiscono più niente: il loro robottino interno li programma per l’attacco e tu non puoi distrarti nemmeno un secondo perché in un battito di ciglia sono già capaci di avere predato quello che puntavano. In questo caso un gatto che si avvicina è una sfida al Destino, ma volevo evitare la scena raccapricciante del gattino addentato di fronte agli occhi del proprietario.
Però lasciatemelo dire: il gatto domestico al parco, perché?! Non per togliere il piacere di una passeggiata insieme al proprio pet, ma quante probabilità ci sono di perderlo? 

Sventato il pericolo-gatto, vengo fermata dal solito gentile signore che non si lascia sfuggire nemmeno un cordiale “buonasera” e attacca il solito disco rotto: “Questo è un levriero!” mi dice con l’aria dell’esperto. “Questi fanno i 100 all’ora, è vero?” – “Non esageriamo, sono animali, non hanno il motorino attaccato!” – “Gli 80? I 70?”. Più ero evasiva, più lui rilanciava come in un’asta. Quando incontro qualcuno interessato soltanto alla velocità che possono raggiungere i levrieri, come se fossero fenomi da baraccone, sono vaga, non do risposte: non è una conversazione che mi fa piacere avere e cerco di tagliare corto. Poi il signore si impettisce e con evidente orgoglio, come fosse un merito, mi dice: “Io seguivo le corse dei levrieri”. Probabilmente si aspettava che lo guardassi ammirata, invece con un tono un po’ brusco gli ho risposto che io, invece, la Virna l’ho salvata dalle corse. E ho levato i tacchi. 

Ora, ditemi, voi esperti cinofili: per soddisfare quale morbosa curiosità volete sapere a tutti i costi e con la massima precisione a quale velocità corrono i levrieri?
Ve lo dico io: perché sotto sotto guardate con eccitazione una corsa di levrieri. Provate il piacere perverso nel vedere fino a quale incredibile limite la natura riesce ad arrivare, alla ricerca di un record, di un dato straordinario, di qualcosa che vi lasci a bocca aperta. Ci andreste, in un cinodromo, se solo ce ne fossero ancora in Italia. Sapete che fine hanno fatto i greyhound del cinodromo di Napoli quando è stato chiuso? Sono stati venduti per i combattimenti e per essere usati come esche vive per i leoni dello zoo. Quelli di Roma sono stati più fortunati e sono stati adottati, ma quanti sono morti prima della chiusura? Quanti continuano a morire ogni giorno in Irlanda, Inghilterra, Australia, Cina, Vietnam (e molti altri Paesi)? 

Volere sapere morbosamente la velocità che raggiunge un levriero sembra una richiesta innocente, ma nasconde il seme marcio di chi continua ad alimentare l’industria delle corse: gli scommettitori

Vi&Va