Giorno 57. Nel mezzo del cammin della mia vita.

Oggi è il mio compleanno e non l’ho detto a nessuno. Ho pensato che se nessuno mi avesse fatto gli auguri, avrei potuto dimenticarmi di compiere trentacinque anni.
Non mi ricordo come, da giovane, mi sarei vista a questa età: c’è stato il periodo della “mogliettina”, poi quello della “donna in carriera”, poi quello della “fidanzata sportiva”, poi quello della “ragazza con famiglia”. Dipendeva dall’alchimia emotiva che vivevo in quel momento. Forse, però, mi sono sempre vista da sola con un cane.
Ho coltivato tanti sogni, ho seguito tante strade: abbandonandole, ricominciandole daccapo, correggendo la traiettoria, prendendo dei sentieri laterali, ritornando sui miei passi e saltando sopra il vuoto – spesso. Ho fatto del reinventarmi un’opportunità per crescere, sperimentare, trovare una nuova immagine di me stessa. L’ho fatto così tante volte che la stabilità ha finito per farmi boccheggiare come l’afa di questa estate.
Dovrei essere soddisfatta, eppure oggi vorrei sparire per non dovere fare bilanci. Nel mezzo del cammin della mia vita, invece, fare bilanci è inevitabile.

Ho realizzato quei due-tre sogni che, grandi o piccoli che siano, sono una gran bella soddisfazione. Ho girato l’Italia in lungo e in largo con un lavoro che per la gente mantiene il fascino dell’Arte. Ho conosciuto persone famose, ho lavorato con personaggi popolari, ho flirtato con sportivi da sogno e con l’Uomo dei Miei Sogni ho fatto un viaggio dall’altra parte dell’Europa. Ho scritto tanto, ho scritto per me stessa, ho scritto per gli altri, ho scritto degli altri, ho raccontato storie che mi hanno arricchito. Ho pubblicato un libro e rilasciato la mia prima intervista per un giornale.

Ho frequentato un musicista, un attore, uno sportivo olimpionico, un mago, ma non sono stata la fidanzata di nessuno.
La mia natura libera e curiosa mi ha sempre spinto verso nuove sfide, nuovi territori di ricerca. Ci sono persone che si fermano alla prima tappa del viaggio: trovano una persona, un lavoro, costruiscono una casa, una famiglia, fanno dei figli, e sono felici così. Ci sono persone che non smettono mai di cercare, che si fermano in un posto il tempo per viverlo fino in fondo, fino all’ultima goccia di energia e di emozioni, per poi riprendere a vagabondare nella vita. Ogni traguardo è un nuovo punto di partenza, le esperienze che non hanno ancora vissuto, le persone che non hanno ancora conosciuto, i luoghi che non hanno ancora visitato, le strade che non hanno ancora percorso sono ciò di cui hanno bisogno per sentirsi vive. Queste persone sono condannate a vagare come fantasmi nella propria esistenza, alla ricerca di una pace che forse non troveranno mai perché quietare l’inquietudine è cambiare il vento della propria natura e forse quel vento non cambierà mai.
Non so se sfamerò la mia inquietudine. Non è facile essere in continuo movimento, in continua mutazione: essere l’Ulisse della propria esistenza è una grande opportunità, ma costa una grande fatica e un prezzo molto alto – non mettere radici mai, e a volte fa soffrire.
Avrei voluto avere un fidanzato.
Avrei voluto fare le vacanze insieme e tornare con le immagini di noi due felici.
Avrei voluto passeggiare mano nella mano sul bagnasciuga.
Avrei voluto farlo sedere alla tavola imbandita della mia famiglia.
Avrei voluto presentarlo ai miei parenti ed essere orgogliosa di lui.
Avrei voluto sentirmi dire “ti amo”.
Avrei voluto essere salvata un po’.
Non ho avuto niente, mai.

Forse adesso sarà più chiara la forma che ha preso la Virna nella mia vita: lei non è un cane, lei è la mia compagna di vita.
E forse adesso sarà più chiaro anche il motivo per cui mi arrabbio quando mi dicono che non posso paragonare un cane a un bambino. Posso farlo, eccome: quello che un bambino rappresenta nelle vite di chi lo ha, nella mia lo rappresenta la Virna.
Lei è la mia migliore amica, il mio fidanzato, la bambina che non avrò mai (perché i bambini non mi sono mai piaciuti e ho smesso di sentirmi in colpa per questo).
Lei è la relazione che non vivrò mai, le vacanze le faccio con lei, le passeggiate in riva al mare le faccio con lei, le foto le faccio con lei. Lei è la presenza che non mi fa sentire sola.

Per crescere ci sono molte strade, si diventa maturi sotto tante forme. Io ho scelto questa: essere la compagna della Virna.
Oggi festeggiamo due anni e sette mesi dal suo arrivo: lei è un cane completamente diverso, aperta, socievole e serena; io sono una donna completamente diversa, responsabile, non sempre serena, ma di certo più equilibrata.
Questo è un legame da cui non posso scappare, è un rapporto in cui devo essere la più forte (e non la solita vittima) perché lei ha bisogno di una guida che le dia sicurezza. Lei mi spinge ogni giorno a trovare una stabilità che non ho mai conosciuto prima: quante volte mi ha costretto a smettere di piangere, a smettere di rimuginare, a controllare le mie paure, ad andare oltre le mie ansie. Lei è il mio amuleto contro la depressione: anche quando avrei voglia di stare a casa a piangere (magari per l’ultimo ragazzo che è passato come Attila sul mio cuore, oppure per un’amica secolare che reciso le radici), devo uscire per forza, perché lei ne ha bisogno e il suo benessere è il faro che guida il timone che stringo tra le mani.
Quando è arrivata la Virna, la mia vita è cambiata: non sapevo che cosa significasse essere responsabile di una creatura che dipende da me e dalle mie scelte. Lei mi ha costretto a evolvermi, a diventare matura, a essere forte: aveva bisogno di vedere in me questo genere di essere umano.

Oggi compio trentacinque anni e, nonostante i miei fallimenti, sento che non è stato tutto sbagliato, che io non sono tutta da buttare. E se nessuno vorrà accompagnarmi nella mia vita, so che ce la farò anche da sola.

Vi&Va

sdr

Non è la foto più bella di me e la Virna, ma a me piace per la spontaneità: la Virna si è avvicinata al display e, toccandolo con il naso, ha fatto scattare la fotocamera e io ho riso.

 

 

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Giorno 57. Zitelle si nasce, non si diventa, e io modestamente lo nacqui.

Una delle più grandi bufale sull’andare in passeggiata con il cane è che questo favorisca le interazioni sociali. Detto in breve, che faccia cuccare. Falso, falsissimo, più di una notizia di Lercio.

Innanzitutto non devi avere un cane, ma un cucciolo: il vero accalappiatore di maschi è lui, che attira la tenerezza universale verso il suo musino, ma anche verso la proprietaria.
E poi dipende da quale tipo di cane porti al guinzaglio: il binomio ragazza-golden retriever è forse il più cuccagnero, ma anche il setter irlandese non scherza, e in generale tutti i cani da caccia, socievoli, non troppo grandi e pronti a scodinzolare a tutti quelli che si fermano. E da una carezza al cane a un aperitivo con la padrona il passo è breve. 

Se, invece, hai un levriero, scordati non soltanto di cuccare, ma anche soltanto di trovare qualcuno che ti abbordi. Saremmo anche disposte a sorvolare sui modi grezzi, ma non basta. Il levriero, soprattutto quando è più grande di un Piccolo Levriero Italiano, è l’unico cane che non si limita a non attirare i maschi, ma addirittura li respinge. L’abominevole Donna-single-con-levriero è una creatura spaventosa, si narra che emerga nel subconscio onirico degli uomini per incutere terrore con sortilegi e malefici.
Una volta mi dicevano che il fatto di essere più alta dell’ottanta per cento degli uomini che incontro per strada non favorisca l’abbordaggio. Adesso che ho pure un levriero gli uomini scappano: sembra che facciano footing, in realtà stanno fuggendo dalla terribile strega. La Virna è pure nera, non c’è proprio speranza.

Devo, però, essere onesta e ammettere che gli uomini che fanno i complimenti alla Virna e che, già che ci sono, fanno un apprezzamento anche alla padrona ci sono: hanno tutti più o meno l’età di mio padre e mi vedono come una nipotina, ma ci sono.
Se per sbaglio da dietro gli occhiali da sole sbircio qualche maschio atletico che corre al parco, mi accorgo che il suo sguardo si rivolge esclusivamente alla Virna: io sono invisibile.
Andare in giro con l’amica più gnocca è un trauma che inibisce l’autostima fin da adolescenti. Io mi accompagno a una ragazza che è mille volte più bella, più magra, più atletica, più dolce, in breve più femmina di me: quindi già la mia autostima è stata rasa al suolo dal predominio della Virna, doveva anche succedermi di imbattermi in due esemplari di maschi rimasti bloccati allo stadio evolutivo dell’Età della Pietra.

Mentre ero al parco che cercavo di riguadagnare la via del ritorno insieme a una Virna stravolta dal caldo, sento arrivare due ciclisti.
“Hai visto che chiappette che aveva quella?”
“Sì, le aveva a posto. Non come questa, che manco sta in piedi.” 
No, dai, ho capito male. Stavano parlando della Virna… No, va bene, allora stavano commentando il film porno che hanno guardato ieri sera. Neanche questo, allora hanno apprezzato la ragazza in minigonna che era seduta di fianco alle loro mogli al bar.
Poi passa una ragazza di corsa ed era senza ombra di dubbio la proprietaria delle suddette chiappette. Quindi la cicciona con il culo grosso sono io.
Ora, fossero passati Jake Gyllenhaal e Matthew McConaughey, potrei anche capire che guardino il mondo con il filtro della loro incredibile figosaggine (passatemi la licenza di ispirazione zoolanderiana), ma sono passati Bud Spencer e Ollio, con quale presunzione giudicano i culi che incontrano?
Hanno urlato i loro commenti come se io non ci fossi: sarò anche grassa, ma sorda proprio no! Sono rimasta così interdetta dalla scena che non ho avuto la prontezza di intavolare un confronto verbale, ma forse non avrebbero capito il linguaggio dell’Homo Sapiens Sapiens e mi sarei dovuta esprimere a gesti. Vi lascio immaginare quali.

C’è stato un periodo in cui i maschi, non tantissimi, ma non mi lamento, mi trovavano attraente. Almeno fisicamente, almeno per il tempo di un’avventura. Che poi io ci lasciavo i pezzi di un cuore in frantumi e bacinelle di lacrime, ma questo è sempre stato soltanto un problema mio. L’ummòwe, quello non so neanche come si scrive, appunto.
Da quando è arrivata la Virna ho fatto l’upgrade del sistema: da single a zitella. Ma forse zitella lo sono sempre stata e avere posto come priorità l’unica creatura in grado di amarmi ha soltanto fatto emergere la mia natura.

Ripensandoci, forse dovrei ringraziare i due ciclisti provenienti dall’Età della Pietra per avermi chiarito, in maniera insindacabile e senza possibilità di equivoco, quello che i maschi pensano di me.
Non chiedetemi più, però, per quale motivo odio gli uomini e continuerò sempre a preferire la Virna a qualunque bipede intralci il mio percorso.

It’s all so Grey!

Vi&Va

zitelle levriere

Le zitelle levriere: io e la Virna!

Giorno 56. Commissioni con levriero

E’ una mattinata qualunque di un giorno qualunque, fatto di commissioni da sbrigare qua e là per il centro. Questa mattina le tappe erano un negozio di abbigliamento intimo e la filiale della mia banca.
Dopo avere fatto una bella passeggiata al parco di prima mattina, esserci rifocillate con il pasto (lei) e una colazione a base di pancakes (io, che sono golosissima), e dopo il meritato riposo (per la Virna, dormigliona di natura), è arrivata l’ora di uscire di nuovo. Al tintinnio delle chiavi della macchina la Virna si è svegliata e, quando l’ho chiamata per alzarsi dalla cuccia, ha iniziato a giocare: ogni volta che dobbiamo uscire, soprattutto quando capisce che andiamo in macchina, si mette a pancia in su, struscia il muso contro la cuccia, muove la testa e dà i morsi all’aria e non sa più che versi fare per esprimere la sua contentezza. Magari stiamo soltanto andando in centro, ma a lei sembra ogni volta di fare un viaggio bellissimo.

Arrivata in negozio, ho tirato fuori dalla borsa il trapuntino morbido e l’ho steso sul pavimento, poi l’ho coperta con un panno in microfibra bagnato per farla rimanere fresca. Le commesse sono rimaste a bocca aperta per l’organizzazione e io mi sono stupita del loro meravigliarsi: per me è la normalità!
Le clienti hanno ammirato la bellezza della Virna e la sua tranquillità: mentre facevo i miei acquisti, lei è rimasta sdraiata senza muovere un muscolo all’infuori degli occhi, che seguivano i miei spostamenti.
In banca le reazioni sono state le medesime: il mio consulente non credeva ai propri occhi quando l’ha vista stendersi sul trapuntino e rimanere immobile. Anche lui ha un cane, ma il suo bolognese non è così tranquillo!
“Chissà che bel giardino che devi avere”, mi ha detto pensando subito che i levrieri, dato che sono cani velocissimi, corrano sempre. E’ quello che pensano tutti, fino al momento in cui vivi insieme a loro e capisci che il giardino è bello, ma spesso non se ne fanno nulla, soprattutto quando fa freddo, quando fa caldo, quando piove, quando è buio, quando c’è l’erba bagnata. Praticamente quasi sempre!
Quando un levriero fa una bella passeggiata lunga e di buon ritmo, ama dormire in casa nella cuccia o, ancora meglio, sul divano. E amano stare in compagnia: se ne stanno lì con aria indifferente, ma in realtà godono della presenza della loro famiglia umana.

Con un levriero rescue sereno, per cui le situazioni in cui lo si porta non rappresentino uno stress, si può fare tutto: basta avere un tappetino morbido e diventano dei “soprammobili”. Se non fosse per le reazioni incuriosite che suscitano, sembrerebbe di non averli nemmeno.
E’ un piacere andare in giro con la Virna: tutti la ammirano e mi fanno domande sulla sua storia, così anche una commissione può diventare un’occasione per fare conoscere un po’ di più questa razza e il destino dei greyhound recuperati dalle corse.

It’s all so Grey!
Vi&Va 

Greyhound a riposo

Tipica attività levriera