Giorno 44. Jane Fonda aveva un levriero

Virna ha cercato di uccidere la sua padroncina: posseduta dallo spirito da infante ribelle, Stewie Virna è quasi riuscita a eliminarmi. La tattica è stata diabolica, come quasi ogni furberia partorita dalla mente di un levriero: una battuta di corsa a perdifiato.
Io il fiato, a essere onesta, lo perdo molto in fretta e qui sta l’acume eccezionale della mia piccola Stewie: sapendo che la Natura mi ha creato in modo tale da salvaguardarmi dai pericoli mortali della corsa dotandomi di asma, problemi alla schiena e ginocchia delicate, Virna si è messa a trottare come il cavallo di Tom Cruise in Cuori ribelli. Ovviamente lei era al guinzaglio, altrimenti l’avrei ritrovata in Normandia, e ovviamente ogni volta che passava un runner serio accelerava il ritmo; e quando ha iniziato a sentire Eau de Lapin N.5 è partita al galoppo come il prode destriero di Lancillotto. A quel punto ho tirato le briglie e l’ho fatta rallentare.

Quando Virna è arrivata dall’Irlanda, lo scorso dicembre, ho capito subito a suon di sudate in pieno inverno che la ragazzina amava il trotto: così quando venivamo al parco assecondavo il suo passo; volevo che si divertisse. Ho iniziato a divertirmi anche io a fare le uscite in mezzo alla natura: tenuta sportiva, con tasche da allacciare in vita come piccoli marsupi per contenere il cellulare (con la fida app Runtastic) e le chiavi della macchina: confesso di aver acquistato anche dei vestiti tecnici da corsa per entrare meglio nel ruolo. Ed eccoci pronte a conquistare parchi e boschi: lei e la sua voglia di conoscere il mondo, io e la mia voglia di condividere i momenti migliori insieme a lei.
Praticamente mi stanno venendo le gambe di Elle McPherson e ragazzi, vi posso assicurare che Jane Fonda aveva un levriero, altro che aerobica!

Vi&Va

Dopo la corsa: io con la lingua di fuori, Virna fresca come una...greyhound!

Dopo la corsa: io con la lingua di fuori, Virna fresca come una…greyhound!

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Giorno 43. #BlackDogDay

Temuti, disprezzati, sfruttati, abbandonati, sacrificati: quale aggettivo associate al cane nero?
Sembra quasi uno scioglilingua, e infatti lo si pronuncia come se fosse una sola parola:  canenero. Per assonanza mi viene in mente una canzone che i Subsonica scrissero per l’album “L’eclissi” e che si intitola proprio così: parla di pedofilia ed è valsa un premio per la profondità del testo.
Possiamo scomodare la morale cattolica medievale, che ha fatto nascere la superstizione intorno all’animale di colore nero, attributo del diavolo per antonomasia. Io invece vado a scomodare gli allevatori irlandesi di greyhound da corsa perché Virna arriva da lassù.
L’industria delle corse è convinta che il grey nero fornisca delle prestazioni migliori in pista. Ergo, più corse vinte, più scommesse vinte, più soldi per il proprietario. Ergo, più nascite di grey neri – in un mondo dove vengono fatti riprodurre a tappeto alla ricerca del campione dalle uova d’oro. Ergo, più grey neri da salvare una volta che il sistema li ha spremuti e sputati fuori.*
Ci credereste che la superstizione intorno al cane nero è ancora viva? Sembra assurdo, ma se vi dicessi che quando sono in giro con Virna mi capita di sentire adulti che dicono ai bambini di non avvicinarsi al cane perché è nero? E che una volta (una sola, per fortuna) mi è capitato che una donna incinta è scappata in direzione opposta tenendosi la pancia perché il cane era nero, lei era gravida e non poteva farsi avvicinare?
Il 1° Ottobre è la Giornata del cane nero: sembra che sia la trovata di qualcuno che si stava annoiando, ma in realtà è una buona occasione per far conoscere l’indole di questi cani e cercare di sfatare l’anacronistica e assurda superstizione che ancora oggi li penalizza.
I levrieri, soprattutto le razze occidentali, sono in generale molto tranquilli e docili: i greyhound neri sono ancora più tranquilli, equilibrati, riflessivi. Sono dei veri signori che osservano, capiscono quello che accade intorno a loro, decidono come comportarsi. Sono di una pazienza infinita, anche con i bambini e questa è una caratteristica che condividono con gli altri levrieri: quando ho portato Virna in una scuola elementare per far conoscere ai bambini che cosa succede in Irlanda, è rimasta tranquillamente seduta nonostante la confusione e decine di mani che la toccavano.
Non a caso Virna predilige i grey neri come lei: essendo una principessa, detesta l’irruenza e i neri sono posati, hanno modi delicati e… sì, sono di parte perché convivo con uno spirito davvero nobile nel senso più esteso del termine.
Se dobbiamo pensare a degli archetipi preferisco scegliere quello del cane di Ecate, divinità che collega dimensione celeste e sotterranea. Il Guardiano che sorveglia la porta del nostro spirito per condurlo nelle profondità di noi stessi. In fondo agli occhi di un grey nero c’è un altro mondo. Raffigurazione di Ecate accompagnata dal cane

per approfondire il problema dei greyhound neri leggi qui: http://www.adozionilevrieri.it/pdf/perlenere.pdf

Vi&Va

Giorno 42. #CloseTheCanidrome

C’era una volta nell’isola di Creta un mostro chiamato Minotauro, che per il suo aspetto terrificante venne rinchiuso in un labirinto. Ogni anno sette fanciulli e sette fanciulle venivano portati nell’isola e lasciati nel labirinto per diventare il suo pasto. Un giorno Teseo partì insieme agli altri giovani per sconfiggere il Minotauro: dopo averlo ucciso riuscì a uscire dal labirinto grazie al filo che Arianna, innamorata di lui, gli aveva consegnato.

Ogni anno arrivano a Macao, nella Repubblica Cinese, migliaia di greyhound per essere offerti in sacrificio a un mostro mezzo uomo e mezzo denaro. Nessuno si salva, nessuno esce vivo dal labirinto di sabbia. Le coscienze mondiali stanno cercando di trovare il filo di Arianna per salvare tante anime che trovano la morte in pista, o nei piatti dei ristoranti. La comunità cinofila chiede la chiusura del cinodromo di Macao e in tutto il mondo, nella giornata di ieri, sono state accese migliaia di candele simboliche per sostenere questa causa. Su Facebook sono state postate e condivise foto con l’hashtag #CloseTheCanidrome, quasi a formare una processione virtuale in tutto il mondo.

Macao è uno scandalo, ma non è l’unico: ci sono allevamenti in cui l’addestramento dei greyhound avviene tramite esche vive, pratica illegale in molti Paesi; i programmi di recupero degli ex racer non esistono ovunque e il loro destino, dopo le corse, è di entrare nella catena alimentare. L’industria delle corse uccide il 96% dei greyhound entro i tre anni e mezzo di vita. Lo slogan YOU BET, THEY DIE rappresenta la realtà dei fatti.

Macao è un campo di concentramento per migliaia di cani: la morte è l’unica che li attende. Ma dobbiamo credere di poter cambiare le cose.

Per approfondire e firmare la petizione per la chiusura del cinodromo di Macaohttp://www.rspca.org.au/macau

Vi&Va

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