#DogAdvisor – Flower Burger a Monza: hamburger turns vegan

In questa estate strampalata, di novità e di vecchi ricordi, di scoperte e sorprese, di partenze rimandate, arrivi “godoniani” e deviazioni di percorso; in questa estate di digressioni e panorami inesplorati, di arcobaleni e siccità, mi sono arresa a presenze nuove e inaspettate, che stanno curando il mio spirito. Ho deciso di chiamarla Compagnia del Levriero perché è un’amicizia nata grazie a loro, i nostri levrieri rescue, capaci di creare la magia anche tra le persone.

Cosa c’è di meglio in una fresca serata a ridosso del Ferragosto, di organizzare un’hamburgata? La Compagnia del Levriero comprende onnivori, alcuni dei quali stanno iniziando ad esplorare il cibo alternativo alla carne, una vegetariana e una vegana: così abbiamo deciso di provare il Flower Burger«la prima veganburgheria gourmet d’Italia» (come si legge nella presentazione sul sito). Il concept del locale è basato sulla qualità degli ingredienti, tutti homemade a partire dal pane (nero al carbone vegetale, alla curcuma o ai 7 cereali). Se pensate che l’hamburger vegano sia tristarello, vi ricrederete andando al Flower Burger, dove il burger e le salse sono gustose e danno moltissima soddisfazione, comprese le patate al forno profumate alla paprika dolce. Quello che è nato come l’ennesimo locale trendy di Milano si è rivelato un’idea vincente, che ha replicato nelle città di Roma, Monza e Torino.
Noi siamo andati al ristorante di Monza, essendo la Compagnia del Levriero ubicata per la maggioranza in Brianza: otto umani e cinque levrieri (tre greyhound, un borzoi e un whippet) come si saranno trovati al Flower Burger?

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La Compagnia del Levriero (quasi) al completo

Ecco le mie pagelle.
Ve lo anticipo: è stato un successo su tutta la linea!

POSIZIONE – voto 7/10
Il Flower Burger Monza si trova in via Padre Reginaldo Giuliani 10, una traversa di Piazza Trento e Trieste: non temete per il parcheggio, c’è quello sotterraneo proprio in piazza. Se avete un’auto gpl o volete fare una passeggiata, potete cercarlo nelle vie adiacenti. La più ambita è via Camperio, proprio di fronte al locale, ma richiede un grande fattore C. Tentare la sorte non nuoce, magari avete la fortuna che ho avuto io!
Prima e dopo la cena potete completare la serata con l’aperitivo o il digestivo al Bar del Centro, che in estate ha i tavoli all’aperto per godersi la brezza serale.

PET FRIENDLY – voto 9/10
Il titolare del Flower Burger è un vero padrone di casa, che tratta i propri clienti come suoi commensali: l’accoglienza è stata quella riservata agli ospiti d’onore e i nostri levrieri sono stati le star della serata. Non ha esitato un attimo a fare spazio intorno al tavolo a noi riservato, e durante la cena ha portato dei biscottini vegani che i nostri pelosi hanno molto apprezzato (anche i palati più esigenti).
Il locale non è particolarmente ampio, perciò se volete organizzare una cena con cani grandi, come ad esempio i levrieri, vi consiglio di telefonare: lo staff del Flower è disponibile e riuscirà ad accontentare le vostre esigenze.

LOCATION – voto 8/10
La filosofia del locale è quella del fast food: il menù dei panini è sulla parete dietro la cassa e non c’è servizio al tavolo. L’ambiente, però, è molto accogliente, grazie alle pareti colorate con tonalità calde, che creano un’atmosfera informale, ma elegante, quasi da bistrot. Inoltre il titolare fa accomodare i clienti, spiega gli ingredienti dei panini e passa con discrezione ad accertarsi che tutto sia di gradimento. I piatti sono serviti dentro cassette di legno, che contribuiscono a creare l’atmosfera familiare e a fare sentire a proprio agio i clienti.

MENÙ – voto 9/10
Pensate che un hamburger non si possa dire tale senza la carne in mezzo? Andate al Flower Burger e vi ricrederete! Gustosi, colorati e ricchi, i burger a base di ceci, tofu e seitan sazieranno il palato e soddisferanno anche gli occhi: i panini, infatti, sono un vero must, con i colori vivaci del pane nero, ai 7 cereali e alla curcuma. Nella foto vedete il mio Flower Burger: non fa venire l’acquolina in bocca?

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Il Flower Burger a base di seitan e pane nero al carbone vegetale, accompagnato da patate al forno profumate alla paprika dolce

 

CONTO FINALE – voto 10/10
Fiore all’occhiello del Flower, il conto: se avete nostalgia dei bei tempi in cui era possibile mangiare pizza-e-birra con 15 euro, amerete il Flower. I panini hanno un costo che va dai 6 ai 9 euro, la birra è in bottiglia (Menabrea chiara, ambrata, doppio malto) e costa 3,50.

Voto complessivo: 8,6

Se conoscete già il Flower Burger, o se avete una cena in previsione, lasciate nei commenti la vostra impressione!

It’s all so Grey!

Vi&Va

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Giorno 65. La quiete dentro la tempesta.

All’improvviso è diventato buio, sembrava avessero spento la luce nella stanza. Le foglie degli alberi erano inquiete, l’aria si era fatta fredda e umida, aveva l’odore di pioggia che precede un temporale.

Il temporale io lo amo da sempre, ma non quello discreto e gentile, no: io amo il ruggito dei tuoni, la furia del vento, l’acqua che spacca la terra, la forza e l’impetuosità della natura. L’energia di un temporale vigoroso travolge i sensi: è questo il temporale che amo, quello che aspetto in riva al mare fino a che non diventa troppo pericoloso, quello che mi sorprende e mi vince bagnandomi, quello che ammiro davanti alla finestra, quando gli schizzi di acqua rinfrescano la pelle e io posso ascoltare la musica di quella voce ruggente che rimbomba nelle viscere.

Quanta poesia…ma se sei in giro con un levriero e devi correre a casa perché hai lasciato le finestre aperte, non hai molta voglia di essere poetica.
E perché no?! Gli imprevisti sanno essere molto divertenti, se li si prende per il verso giusto.
Le previsioni del tempo davano il temporale alle ore 10:00. Dopo la passeggiata al parco, però, sembrava che non avesse alcuna intenzione di piovere, così ho deciso di fermarmi a fare colazione nel nostro bar preferito, l’Erboristeria degli Gnomi di Saronno (VA) – ve ne parlerò in un prossimo post della serie #DogAdvisor): brioche vegana e spremuta d’arancia per me, un bicchiere di acqua da vera miss per la Virna. Saremmo dovute andare al Maxi Zoo di Rescaldina (MI) per controllare il peso: hanno una bilancia molto bella, tenuta in una stanza chiusa a chiave, quindi disponibile soltanto su richiesta. Prima, però, siamo passate davanti alla nostra libreria di fiducia (BeBook di Saronno, che si merita una bella presentazione dedicata) e la Virna, vedendo la porta aperta, si è subito infilata dentro: ha salutato Saro, il titolare, e si è accomodata sul suo tappeto preferito. Come fosse a casa sua! In effetti lì siamo di casa, anche se manchiamo da un anno.
Io e Saro ci siamo come sempre persi in chiacchiere: libri letti, da leggere, quelli scritti e quelli da scrivere. È un luogo di perdizione – del tempo: una bellissima tentazione a cui cedere per restare un poco nel paradiso dei libri.

All’improvviso si è spenta la luce e l’aria sapeva di umido, presagio dell’inferno che si sarebbe scatenato.
Ho fatto in fretta a pagare i due libri che ho comprato e sono corsa a casa, mentre iniziava a scendere qualche gocciolina. Di solito queste situazioni mi innervosiscono, invece in questi mesi di siccità devastante mi farei sorprendere volentieri da un acquazzone. Magari non quando ho lasciato le finestre di casa aperte…
Ho incitato la Virna a trottare, mentre io corricchiavo sorridendo, e lei, che legge le emozioni con una precisione che neanche Freud e Jung messi insieme, ha capito che ci stavamo divertendo e così ha trottato, sorridendo insieme a me, fino alla macchina.
Quelle goccioline non erano che una vaghissima ombra del nubifragio iniziato proprio mentre ero in garage: vento forza nove, grandine, lampi e tuoni, non mancava proprio niente! Fare uscire la Virna dal riparo del garage è stata un’impresa che ha richiesto il proverbiale “polso fermo”: se tentate di convincere un levriero ad ascoltarvi quando gli chiedete di esporre il divino manto e le nobili zampine al tocco irriverente e imperdonabile dell’acqua, state freschi!
La mia principessa non ha paura di niente, nemmeno dei tuoni che squarciano il cielo: ma dovreste vederla di fronte all’acqua, sguscia in tutte le direzioni come una bambina che vuole scappare. E immancabilmente si ficcava di nuovo nel garage, mentre io già vedevo l’acqua alta in casa come a Venezia.
Abbiamo corso sotto l’acqua per guadagnare il portone della salvezza come due bambine: ero divertita, mi piaceva così tanto sentire le gocce dissetare la mia pelle che la concitazione del rientro è diventato un gioco. La Virna ha imboccato la scale con la grinta di chi deve fare tana a nascondino. Mentre mi muovevo con la frenesia di una tarantolata per asciugare l’acqua entrata in casa da tutte le finestre, lei mi guardava dalla cuccia con aria stranita, ma per niente preoccupata: sarà stato perché intanto ridevo, cantavo e le parlavo. (Sì, sono un po’ pazza…)

IMG_20170811_144908_092Il temporale è un momento magico da trascorrere sotto le coperte con la persona che ami. E così abbiamo fatto io e la Virna: abbracciate sul divano, abbiamo sonnecchiato mentre i tuoni si allontanavano e la pioggia taceva. Ho cancellato dalla lista tutto quello che avrei voluto e dovuto fare in quell’ora trascorsa insieme a lei. Forse sarà l’ora più bella di tutte le mie vacanze, perché una calma così profonda non l’ho provata mai dentro nessun abbraccio di uomo.
Per la prima volta mi ha permesso di abbracciarla e ha accoccolato la testa sotto la mia spalla: questo è il regalo più grande che potesse farmi, perché non è una ragazza che si concede facilmente e per ammettere qualcuno nella propria intimità ha bisogno di avere numerose prove che la sua fiducia è bIMG_20170811_145106_503en riposta. Bisogna conquistarsela e non è un giudice di manica larga.

Allora rimango chiusa nella nostra bolla di felicità e mi perdo a guardarla dormire con l’espressione serena e con quella puntina di dente che significa che è rilassata, lì, stretta nel mio abbraccio.

It’s all so Grey!

Vi&Va

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Giorno 64. Iniziare un nuovo giorno con un proverbio giapponese.

Qualche mattina fa mi sono svegliata pensando a queste parole: Cadi sette volte, rialzati otto.
È un detto giapponese riportato nell’Hagakure di Yamamoto Tsunemoto, una delle opere letterarie più importanti della tradizione letteraria giapponese, che tramanda la saggezza dei samurai in forma di aforismi.
Conosco bene questo concetto, ho praticato kendo per diversi anni: in ogni jigeiko richiami alla mente la forza di continuare nonostante tu abbia subito un colpo. Un samurai non si arrende, mai: l’atteggiamento arrendevole è una mancanza di rispetto verso se stessi e verso il proprio avversario. Bisogna onorarlo, invece, e onorare il combattimento. Se sbagli, vai avanti. Se subisci un colpo, vai avanti.
Il mushin è lo stato a cui deve tendere la ricerca interiore del samurai ed è una ricerca e uno studio che eleva lo spirito. “Non mente” significa liberare la propria mente dalla tecnica, dai pensieri, dai ragionamenti: lo stato di vuoto nella mente rende il samurai libero durante il combattimento. E allora si rialzerà sempre una volta in più di quante è caduto.

Ho messo nel bagaglio del mio viaggio tutti gli insegnamenti che mi ha dato il kendo e spesso mi trovo in situazioni che richiamano alla mente quello che ho appreso.

«Metti il piede in fallo e cadi sette volte, otto rialzati e risorgi»

Le emozioni che ho espresso nel mio ultimo post mi hanno fatto cadere, ma la vera forza non consiste nel non cadere, nel non sbagliare, nel non esitare: forte è colui che si rialza, che impara dai propri errori, che torna all’azione. Rialzarsi una volta in più di quante si è caduti è la vera forza di uno spirito combattivo, che affronta a viso aperto ogni sfida.
Allora non è segno di debolezza sostare un poco nella tristezza e fare riposare le armi: chi non piange mai non si lascia attraversare dalle emozioni e io diffido delle persone che impostano la loro vita sul controllo razionale di ogni movimento interiore. Governare le emozioni non significa reprimerle.
Per acquisire la forza di rialzarsi bisogna prima cadere: soltanto la caduta mette lo spirito nelle condizioni di crescere, migliorare, allargare i propri limiti, cercare dentro di sé la determinazione per rimettersi in piedi e andare avanti.
A me serviva una notte intera per ritrovare la forza: una notte di plenilunio (io ho un rapporto molto profondo con la Luna, ma ve lo racconterò un’altra volta, se ce ne sarà l’occasione) e di eclissi. La mattina successiva ho aperto gli occhi, non soltanto in senso fisico: sentivo la consapevolezza di qual è il mio percorso e in quale punto io mi trovi. Non so quanta strada mi manchi per realizzare quello che devo compiere: non guardo avanti, guardo al presente, all’oggi. Il futuro è un “oggi”, ma noi perdiamo così tanto tempo guardando a una dimensione che non esiste.
Ho ripetuto il proverbio come un mantra, per poi alzarmi piena di energia e mossa dalla forza di questa consapevolezza. Niente può fermarmi ora, che ho capito che la vita non mi sta negando nulla, al contrario: mi sta dando la condizione necessaria per realizzare quello che voglio.
Chi ha indossato l’armatura nella propria vita, resterà per sempre un samurai.

Vi&Va

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