Giorno 70. Gusti musicali.

Oggi ho iniziato un nuovo taccuino, rigorosamente Moleskine: sul colore, invece, sono molto meno rigorosa e questa volta ha vinto il rosso della limited edition di Thelonius Monk.

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L’avevo acquistato a luglio, in preda a un momento di nostalgia rabbiosa: ricorreva il decimo anniversario della mia rovina sentimentale e l’ominide che l’ha provocata era nientepopodimeno che un musicista e non uno di quelli che fanno le prove il venerdì sera nel garage degli amici. No, lui era un Musicista vero: quando l’ho conosciuto suonava musica dodecafonica, una roba che io avevo sentito nominare soltanto perché all’università ho dato un esame di Storia della Musica.
Da brava femminuccia, che quando si innamora si interessa a tutto ciò che interessa a lui nell’assurda illusione di poterlo conoscere meglio, capire meglio, quando lo frequentavo ascoltavo il jazz. Non ho mai capito un tubo di musica, e nemmeno dei musicisti (tranne che è meglio starne alla larghissima), però dovevo darmi un tono, mica potevo stare insieme a uno che faceva improvvisazione jazz e ascoltare Madonna.

La rievocazione storica è terminata, ma il taccuino è rimasto lì e oggi è arrivato il momento di aprirlo. Mi sembrava poi doveroso mettere su una bella playlist di jazz e riesumare il cd che avevo fatto all’epoca (Spotify non esisteva ancora).
Ormai ho aperto il chakra della rabbia repressa (sul perdono, invece, ci vorrebbe un seminario intensivo con il Dalai Lama e credo che non ce la farebbe nemmeno lui a farmi evolvere dal desiderio di vedere la faccia del Musicista spiaccicata sotto il metrò) e mi sono ricordata che un bel sottofondo jazz favorisce la creatività e l’allegria.
Sembra avere apprezzato anche la Virna, che sta dormendo da ore sul divano (ormai lo avete capito…). Come la sua padrona, che passa da Rihanna a Chopin con una disinvoltura da schizofrenica, la Virna passa da Vasco a Miles Davis senza battere ciglio: infatti per non sbagliare dorme sempre!
Se un levriero dorme, è un buon segno: significa che si sta rilassando e che apprezza l’ambiente che la circonda. Adesso so che cosa ascoltare per riempire l’atmosfera senza disturbare il suo sonno.

It’s all so Grey…and all that jazz!!!

Vi&Va

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Giorno 68. La Virna alla Tre Valli Varesine

C’è uno sport che da sempre anima le strade e appassiona la gente: il ciclismo. Dalle corse in linea ai grandi giri a tappe, il ciclismo trasferisce sull’asfalto sudore e sangue – quello che rende un gesto sportivo un’impresa epica: non è un caso che rappresenti una fonte di ispirazione per le forme d’arte che toccano le vette degli archetipi per parlare agli uomini di ogni epoca: letteratura, musica, poesia, teatro, cinema sono rimasti folgorati dalla figura dello sportivo sulla bicicletta.
Se la storia recente ha visto il ciclismo perdere la genuinità che aveva agli albori del Giro d’Italia, se è stato pervaso dalla tecnica ed esasperato dalla ricerca della prestazione sovrumana, basta stare sulla strada per sentire che è ancora quello sport che gonfia il cuore della gente. E lo dico senza retorica: l’onda emotiva che unisce le migliaia di persone che si riversano sulle strade per vedere passare i corridori ha una forza commovente. Provateci!

Di corse sulla strada ne ho viste parecchie: dai Mondiali al Giro d’Italia, da ragazzina era la mia felicità, accompagnata da mio papà ex-ciclista che mi ha trasmesso la passione. Era da tanto che non scendevo in strada – la passione atrofizzata da storie che hanno sporcato tutti gli atleti che mi hanno emozionato da piccola. I brividi che ho ancora, dunque, sono tanto più preziosi perché inaspettati: oggi ero sulle strade della mia città, Saronno, a cui non faccio mai mancare una critica, per la partenza della Tre Valli Varesine, una corsa storica della mia provincia, e avrei voluto dilatare il tempo per non fare finire mai le emozioni.
Gli aspetti organizzativi degli eventi sportivi mi ha sempre affascinato (non sarà un caso che “da grande” mi sono ritrovata a lavorare nell’organizzazione teatrale) e tutto quello che ruota intorno al ciclismo prima che i corridori diventino i protagonisti è unico. Non esiste un altro sport che riesca a muovere la gente in una maniera così viscerale per un motivo semplicissimo: il ciclismo si muove negli spazi dove la gente comune vive, con il tocco del suo passaggio trasforma il quotidiano in un rituale religioso. Dentro questa scenografia si muovono non atleti, ma eroi epici, maestosi nella leggerezza del loro fisico esile: e questi eroi non stanno sull’Olimpo degli intoccabili, ma lì vicino a te, li puoi toccare, fermare per un autografo, puoi parlare con il tuo campione preferito. Non ci sono divi in uno sport in cui lo sforzo è da superuomini.
In un momento storico in cui qualsiasi evento in cui ci siano radunate più di dieci persone diventa blindato, essere in mezzo alla gente e guardare sfrecciare a una spanna da te tanti atleti è qualcosa che ci riporta indietro a un’epoca in cui era tutto più semplice, è qualcosa che allarga i polmoni.

Ho assistito alla presentazione delle squadre, nel cuore del centro di Saronno, da sola, di ritorno da una commissione; ma il clima era così tranquillo e genuino che ho deciso di correre (in senso letterale) a casa a prendere la Virna per portarla sulla linea della partenza. Se state pensando che non ha capito e non ha apprezzato, non siete ancora lettori fedeli di questo blog e non avete ancora capito una caratteristica fondamentale dei levrieri: la loro capacità di empatizzare. La Virna ha sentito innanzitutto la mia emotività positiva, la mia gioia di essere lì, ma ha avvertito la festosità di tutte quelle persone: scodinzolava e ha fatto le feste praticamente a tutti quelli che la guardavano.
I corridori sono partiti velocissimi: con tre pedalate raggiungono una velocità che per noi comuni mortali è impressionante. Proprio come fanno i greyhound.
A conferma del fatto che è stata un’emozione intensa anche per la Virna, al ritorno a casa è piombata in un sonno profondo degno delle nostre passeggiate più impegnative.

It’s all so Grey!

Vi&Va

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#DogAdvisor – L’agriturismo La Camilla di Concorezzo (MB)

Domenica è sinonimo di famiglia riunita intorno alla tavola. In questo la mia famiglia è italianissima e da sempre il giorno della festa è anche quello dedicato al pranzo da cinque portate e alla bottiglia di vino buono.
Questa volta, però, avevamo un’occasione particolare: festeggiare due compleanni importanti, da cifra tonda, e così abbiamo organizzato una riunione di famiglia al ristorante. Con due bambini piccoli e un levriero al seguito abbiamo scelto un agriturismo in Brianza con uno spazio all’aperto davvero notevole per grandezza e bellezza: l’agriturismo La Camilla a Concorezzo (MB).

E mentre la Virna deve ancora smaltire le fatiche della giornata di ieri, io do i voti: ecco le mie pagelle alla Camilla!

POSIZIONE – voto 7/10
Seguite la torre cometa e troverete l’agriturismo promesso: La Camilla è vicinissimo alle Torri Bianche di Vimercate, che non passano inosservate, ed è facile da raggiungere sia dalla Tangenziale Est di Milano che dall’autostrada A4 (uscita Agrate). È ben visibile dalla strada, nonostante l’insegna sia discreta, come si addice all’eleganza della location. Non ho dato un voto più alto perché l’altra faccia della medaglia della posizione strategica è il traffico settimanale, che caratterizza entrambe le strade che ho indicato.

PET FRIENDLY – voto 8/10
Le sale del ristorante sono così ampie che non manca lo spazio per cani anche di taglia grande. Figuriamoci per la Virna, che si sdraia sul suo tappetino e si muove soltanto per cambiare chiappa. Basta avvisare al momento della prenotazione e lo staff allestisce il tavolo nella posizione migliore per dare lo spazio necessario a tutti gli ospiti, compresi quelli pelosi. Il personale di sala è accogliente e attento alle esigenze dei nostri amici. Lo spazio esterno è meraviglioso, ma fate attenzione agli altri ospiti dell’agriturismo: volatili e conigli, pecore, mucche, cavalli. La Virna si è divertita a guardare i suoi amici cavalli, mentre era un po’ intimorita dalle mucche. La passeggiata nel parco farà breccia nel cuore anche dei vostri cani!

LOCATION – voto 9/10
La preziosità del posto è la location immersa nel verde, con la struttura della cascina che ospita le sale ristorante ed è cesellata dalle carrozze, il bar per gli aperitivi che si affaccia sul campo della scuola di equitazione, le camere dell’hotel immerse nel verde e il sentiero che si sviluppa tra il laghetto e le scuderie, tutto molto ben curato.
L’agriturismo è anche sede di un centro ippico e le lezioni domenicali sono uno spettacolo aggiunto. Così il pranzo diventa l’occasione per trascorrere un’intera giornata nella struttura e anche i nostri amici hanno lo spazio per sgranchirsi le gambe e annusare un bel po’ di odori!

MENÙ – voto 5/10
Molto migliore sulla carta che non nel piatto per quanto riguarda la scelta onnivora, mentre l’alternativa per vegetariani e vegani non è all’altezza della fascia in cui si vuole collocare il ristorante, con proposte da cucina casalinga (un eufemismo per dire che sono gli stessi prodotti che possiamo comprare al supermercato e cucinare a casa nostra).  

CONTO FINALE – voto 6/10
Il rapporto qualità/prezzo è basso, ma la location risolleverebbe anche una pagella da bocciatura sicura.

Voto complessivo: 7/10

Se conoscete già La Camilla o volete suggerirmi qualche altra location pet friendly da provare e recensire, scrivetemi un commento!

It’s all so Grey!

Vi&Va

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