Giorno 27. Una cena soddisfacente

La tua migliore amica è quella che condivide i tuoi stati d’animo, che ti sprona a reagire, che ti fa ridere anche quando piangi. E che ti spinge a uscire anche quando vorresti passare la serata insieme a Madama Tristezza.
In un altro momento farò delle riflessioni sul senso del vivere in lutto, ma non è quello che voglio dire ora e comunque il dolore non si misura in lacrime e isolamento. Il dolore non si misura e basta, e chiunque usi una bilancia per farlo farebbe meglio a mettere sul piatto la propria dignità di essere umano. Perché non è umano, nonostante Marco Mengoni creda nel contrario.
Ieri non è stata una bella giornata per me. La morte mi lascia sempre un retrogusto di irrisolto.

Virna si è accorta che c’era nell’aria una vibrazione diversa dal solito: non chiedetemi da che cosa l’ho capito, non riuscirei a spiegarlo. Lo so e basta, si vedeva. La mia voglia di uscire e interagire con altre persone – alcune amiche, altre ancora sconosciute – era pari alla voglia di fare un po’ di corsa mentre è in corso un nubifragio.
A metà pomeriggio ho deciso che sarei andata all’aperitivo organizzato da altri adottanti di levrieri come me. L’ho fatto per Virna, perché la sua gioia quando incontra i suoi simili è commovente. Ma forse questa è solo un’ottima scusa, perché in fondo anche io sono contenta di stare in mezzo ai miei simili.
È una strana magia, quella che si accende tra persone che non si conoscono, profondamente diverse tra di loro sotto ogni punto di vista, ma che hanno in comune un aspetto soltanto: l’amore per il levriero che hanno deciso di salvare, ciascuno con le proprie motivazioni. Può sembrare una banale retorica del “vogliamoci bene”, ma non è così. Anche se è la prima volta che ci si vede hai la sensazione che in qualche modo ci si conosca già. Forse abbiamo lo stesso odore e ci riconosciamo a pelle, intanto che i nostri cani si annusano.
Virna è la mia migliore amica, mentre io sono la sua amica migliore. Migliore grazie a lei.

Vi&Va

 

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Giorno 8. Le cime degli alberi

Quando avevo tre anni mio padre attaccò un sellino sul manubrio della sua bicicletta e mi portò in una fattoria. La Girola, così si chiama la cascina, dista una manciata di chilometri da casa mia, ma allora mi sembrava di intraprendere un viaggio: era l’attesa a impreziosire la ritualità del sabato pomeriggio. Era la nostra festa, mia e di mio padre: non ci vedevamo quasi mai durante la settimana e quel pomeriggio tutto per noi era un modo per recuperare il tempo perso. Era anche un modo per stare all’aria aperta e conoscere gli animali: fin da piccola li ho sempre preferiti agli umani e a quell’epoca non mi ponevo ancora problemi di allevamenti, zoo, circhi; rimanevo incantata a osservare gli animali. Alla Girola mi accoglieva un grosso cane lupo di nome Lola, che mi riconosceva e non abbaiava; passavo il pomeriggio a guardare il maschio delle anitre con un grosso bitorzolo sul becco che gli dava l’aria cattiva che in effetti aveva: ne ero intimorita e me ne tenevo sempre a debita distanza. Ho imparato a prendere in mano con delicatezza i pulcini per accarezzarli, davo il fieno alle mucche e mi entusiasmavo per i vitellini appena nati. Mio padre raccoglieva i fichi maturi e li mangiavamo insieme. Ero felice in mezzo agli animali, nella fattoria.
Crescendo ho perso l’abitudine di andare alla Girola con mio padre e ho perso il contatto non solo con la natura, ma con quella parte di me stessa che ne gioiva. Sono diventata cieca: in maniera graduale, impercettibile, non sono più stata capace di osservare un fiore, un uccellino, di sentirmi in pace in mezzo agli alberi e all’energia che emanano.

Un anno fa ho intrapreso un percorso di conoscenza che mi ha portato nelle regioni dei Sensi, degli elementi naturali: anche se ancora non lo sapevo, mi sono preparata all’arrivo di Virna. Con lei ho ritrovato il piacere di stare in mezzo alla natura: facciamo lunghe passeggiate nei parchi e ne traggo molta energia. Il mio sguardo è tornato quello di quando ero bambina: mi soffermo con stupore sui cambiamenti della natura, ammiro bellezza dei fiori, le infinite varietà di verde delle piante, ascolto i suoni che animano i boschi e osservo entusiasta le forme di vita che li popolano. Il cane è il migliore amico dell’Uomo perché lo spinge a essere migliore.

Vi&Va