#EventiVeltrici Passeggiata d’autunno GACI (video)

Non ci sono tante parole da aggiungere, se non una: GRAZIE. Perché tutti quelli che c’erano hanno reso questa giornata speciale. E grazie alla loro generosità altri levrieri potranno essere strappati alla morte e trovare una famiglia dove vivere felici.

Un ringraziamento speciale alla Trattoria al Santuario di Rovello Porro (CO), che accoglie sempre l’invasione levriera con grande gioia. Ormai anche Silvia e Aldo fanno parte della famiglia GACI!

Per info e adozioni: GACI www.adozionilevrieri.it 

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#ReBlog Paure: come faccio a farcela

Donne che passano attraverso un momento difficile e ne escono rinnovate: donne che ce la fanno.
Il tema mi riguarda da vicino, visto che l’attuale capitolo della mia vita parte da una morte e da una frattura. E anche questo blog nasce da quella sorgente.

Leggete questo post del blog La nuova me: si parla di donne che ce l’hanno fatta. A trovare una nuova strada, a cambiare direzione, a scoprire nuovi percorsi.

Buona lettura e grazie alla blogger Elisa per lo sguardo che ha verso il mondo femminile.

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Domani è Halloween e con questo post voglio dare il mio contributo al giorno più spaventoso dell’anno – a modo mio e al femminile. Come?

Ho chiesto ad alcune donne di raccontare, in breve, un episodio della loro vita che le ha messe in crisi. Come hanno fatto per superare la paura? Come affrontano i momenti difficili? Perché i momenti no capitano a tutti, cambiare fa paura e conservare l’ottimismo, o anche solo andare avanti per la tua strada, può essere davvero dura. E dobbiamo attingere alle nostre risorse nascoste per illuminare la via.

Per farcela.

Nicole racconta di quando ha mollato tutto per amore. Barbara di come convive con una malattia che la mette a dura prova – ma, nonostante questo, ha realizzato il sogno di diventare wedding planner. Laura parla di routine quotidiana e serendipity. Valentina ha superato un lutto e ha cambiato rotta. Anna ha trasformato l’odio in un lavoro che unisce arte e terapia.

Questo post è dedicato a tutte le donne che si chiedono “ma vado bene così?”, “ma chi me l’ha fatto fare?”, “sarò abbastanza brava?”, “questa cosa è più grande di me”. E, soprattutto: “Come faccio a farcela?”

Continua a leggere…

Giorno 76. I compromessi in una relazione.

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Ci sono giorni in cui bisogna perdersi nelle azioni per non pensare, per non sentire il crampo al cervello che ti fa impazzire. Come insegna Carrie Bradshaw, l’unico modo per non starsene giorni interi a rimuginare su pensieri che si allontanano progressivamente dalla realtà è fare andare le mani: fare le pulizie, togliere la polvere dagli interstizi, fare mille ripetute con i pesi, pettinare le bambole, smacchiare i giaguari, ma anche prendere a sberle qualcuno potrebbe essere una soluzione.

Oggi è proprio uno di quei giorni. Dato che non ho alcuna similitudine genetica né con Cenerentola né con Antonia Klugmann, il mio modo per scaricare la mente è l’attività fisica: quando non c’era ancora la Virna mi buttavo in acqua e macinavo centinaia di vasche, adesso andiamo al parco e ci facciamo una bella passeggiata. Bella per me, per lei un po’ meno: per svuotare la mente ho bisogno di avere un’andatura veloce e costante, e lei non può fermarsi ad annusare i fiorellini come Pollyanna. Quanta pazienza deve avere con me.

La domanda che si fa strada tra un chilometro e l’altro è questa: quanti compromessi bisogna accettare in una relazione? 
Se penso ai compromessi nella relazione con il mio levriero, non chiedetevi (e non chiedetemi) come mai io sia zitella: mi pare evidente.
Il fatto che sia uomini che cani siano animali sociali è puramente teorico e, soprattutto, non implica che siano necessariamente anche socievoli. E siccome mi piace andare controcorrente, io sono asociale e il mio levriero è socievolissimo. Eppure dovrebbe essere il contrario.
Mi sto abituando a sentirmi dire dalle persone alle quali la Virna va incontro scodinzolando per fare le feste che non hanno mai visto un levriero così socievole, ma non mi sto abituando affatto a dovere interagire per forza con altri rappresentanti della mia specie: difficoltà che si accentua quando torno a fare il lavoro che faccio, basato sì sui rapporti interpersonali, ma su un flusso e una cadenza irregolari, e che dunque lascia ampio spazio alla mia natura solitaria e introspettiva.
Detto in maniera esplicita, ci sono giorni in cui non vorrei vedere anima viva. Contingenza irrealizzabile, se hai un cane. (E aggiungo subito che questa è una delle declinazioni dell’espressione “la Virna mi ha salvato”, perché altrimenti sarei diventata come Hemingway nascosto dietro la finestra con un fucile in mano).
Ad ogni modo, anche se riconosco che essere forzata all’interazione a volte è un bene, oggi non avevo proprio voglia di interagire con nessuno. Mi è apparso evidente fin dai primi metri di passeggiata che invece la Virna aveva un’idea di passeggiata esattamente opposta: da quando le è venuta voglia di giocare con gli altri cani, la sua socievolezza è aumentata in maniera esponenziale rispetto a quando voleva soltanto incontrare le persone per fare le feste.
La situazione è stata sotto controllo finché abbiamo incontrato soltanto persone: è bastato tirare dritto senza muovere neanche un muscolo facciale per evitare di proferire parola, fosse anche soltanto un saluto e un sorriso. Troppa fatica.
L’inevitabile, però, era dietro una curva del sentiero: eccolo là, il terrier che si avvicina tirando il guinzaglio, con il padrone già propenso ad aprire un ameno dibattito sul carattere dei nostri rispettivi amici pelosi. Ho cercato in tutti i modi di evitare l’incontro: ho iniziato dicendo che la Virna è molto riservata, ho ribadito dicendo che non ama i maschi irruenti, infine ho tentato persino di spacciarla per un cane che non gioca. E lei mi ha tradito.
Si è messa a saltare, a scodinzolare, sarebbe stato evidente anche a un cieco che aveva voglia di giocare. Una pura, semplice e palese voglia di giocare.
Il proprietario del terrier non ha perso occasione per prodigarsi in spiegazioni cinofile osservando che il comportamento del mio cane denotava proprio una voglia di giocare. Virna, ma proprio oggi dovevi fare il labrador???
E così oltre a fare la figura della stronza che ringhia a chi le si avvicina, ho pure fatto la figura di quella che non capisce un cazzo del proprio cane. E pensare che volevo soltanto fare una passeggiata confondendomi con le ombre degli alberi.

It’s all so Grey!

Vi&Va

cof