Giorno 45. Un divano per due

Queen Virna sta allargando il suo Regno e ha annesso al suo territorio due isole: il divano della nonna e quello di casa nostra.
La conquista del divano di casa è avvenuta stanotte, dopo un assedio discreto durato qualche giorno, e dopo aver preso possesso delle comodità dell’arredo della casa dei nonni. Infatti è da qualche tempo che ha preso coraggio e ha approcciato la vetta. La prima conquista si è avuta al mare: con la scusa di guardare fuori dalla finestra per vedere se arrivavo ha iniziato a mettere le zampe anteriori sulla morbida seduta, e poi – già che c’era – anche quelle posteriori. Poi ha scoperto che appoggiando la testa sul cuscino si sta ancora più comodi. Civilizzazione di una ragazza di campagna.
Tornate a casa dalle vacanze ha approfondito le sue conoscenze in materia iniziando a rubare il divano alla nonna: sì, letteralmente rubare. Mia mamma non fa in tempo ad alzarsi che lei le ruba il posto e spesso quando la vede sdraiata inizia a girarle intorno come uno squalo bianco intorno alla preda. Una volta conquistato il trono abbraccia il cuscino e ci guarda con l’espressione da “Perché tutto questo rumore? È naturale che io stia qui”.

Stanotte ha compiuto il passo decisivo nell’annessione del divano di casa. Alle 3, in uno stato di sonno cosciente, sento che si alza e ruspa. Poi sento che piange e in meno di un secondo sono sveglia come un grillo e scatto come nella finale dei 100 metri. Mi fiondo in sala e la trovo appallottolata sul divano e con le testa adagiata sul cuscino. Mi siedo vicino a lei per capire se stesse male – l’odissea estiva della diarrea mi ha molto provata – e lei sorride. Mi sto ancora chiedendo per quale motivo abbia pianto e l’unica risposta che mi do è che volesse farmi vedere come era stata brava.

Ho ripreso sonno a fatica: avevo l’orecchio sempre teso a cogliere il minimo segnale di malessere, invece quando mi sono alzata questa mattina l’ho trovata sempre sul divano, ma in una posizione diversa e… aveva cambiato la posizione anche dei cuscini! I levrieri sono grandi ingegneri. 

Prima che Queen Virna insediasse il suo Regno in casa mia guardavo le foto degli altri levrieri adottati, comodi sui divani, e mi aspettavo che Virna facesse la stessa cosa. Invece non si è mai avvicinata, e devo dire con una certa mia delusione, dato che non mi dispiaceva l’idea di condividere il divano con lei. Vedevo levrieri che, appena arrivati nella loro nuova casa, si fiondavano come gatti su divani e letti. Virna continuava a ignorarli. Ci ha messo più di otto mesi per tentare il primo approccio e quasi dieci per conquistare il divano di casa. Vi sembrerò pazza, ma io ne sono felice: vedo la mia cucciolona che ogni giorno che passa si ambienta sempre di più, che si scopre sempre di più, lasciando conoscere la sua personalità. È una principessa riservata, perciò ha bisogno dei suoi tempi per aprirsi. Io so solo che assistere a tutto questo è un immenso privilegio.

Vi&Va
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Giorno 44. Jane Fonda aveva un levriero

Virna ha cercato di uccidere la sua padroncina: posseduta dallo spirito da infante ribelle, Stewie Virna è quasi riuscita a eliminarmi. La tattica è stata diabolica, come quasi ogni furberia partorita dalla mente di un levriero: una battuta di corsa a perdifiato.
Io il fiato, a essere onesta, lo perdo molto in fretta e qui sta l’acume eccezionale della mia piccola Stewie: sapendo che la Natura mi ha creato in modo tale da salvaguardarmi dai pericoli mortali della corsa dotandomi di asma, problemi alla schiena e ginocchia delicate, Virna si è messa a trottare come il cavallo di Tom Cruise in Cuori ribelli. Ovviamente lei era al guinzaglio, altrimenti l’avrei ritrovata in Normandia, e ovviamente ogni volta che passava un runner serio accelerava il ritmo; e quando ha iniziato a sentire Eau de Lapin N.5 è partita al galoppo come il prode destriero di Lancillotto. A quel punto ho tirato le briglie e l’ho fatta rallentare.

Quando Virna è arrivata dall’Irlanda, lo scorso dicembre, ho capito subito a suon di sudate in pieno inverno che la ragazzina amava il trotto: così quando venivamo al parco assecondavo il suo passo; volevo che si divertisse. Ho iniziato a divertirmi anche io a fare le uscite in mezzo alla natura: tenuta sportiva, con tasche da allacciare in vita come piccoli marsupi per contenere il cellulare (con la fida app Runtastic) e le chiavi della macchina: confesso di aver acquistato anche dei vestiti tecnici da corsa per entrare meglio nel ruolo. Ed eccoci pronte a conquistare parchi e boschi: lei e la sua voglia di conoscere il mondo, io e la mia voglia di condividere i momenti migliori insieme a lei.
Praticamente mi stanno venendo le gambe di Elle McPherson e ragazzi, vi posso assicurare che Jane Fonda aveva un levriero, altro che aerobica!

Vi&Va

Dopo la corsa: io con la lingua di fuori, Virna fresca come una...greyhound!

Dopo la corsa: io con la lingua di fuori, Virna fresca come una…greyhound!

Giorno 43. #BlackDogDay

Temuti, disprezzati, sfruttati, abbandonati, sacrificati: quale aggettivo associate al cane nero?
Sembra quasi uno scioglilingua, e infatti lo si pronuncia come se fosse una sola parola:  canenero. Per assonanza mi viene in mente una canzone che i Subsonica scrissero per l’album “L’eclissi” e che si intitola proprio così: parla di pedofilia ed è valsa un premio per la profondità del testo.
Possiamo scomodare la morale cattolica medievale, che ha fatto nascere la superstizione intorno all’animale di colore nero, attributo del diavolo per antonomasia. Io invece vado a scomodare gli allevatori irlandesi di greyhound da corsa perché Virna arriva da lassù.
L’industria delle corse è convinta che il grey nero fornisca delle prestazioni migliori in pista. Ergo, più corse vinte, più scommesse vinte, più soldi per il proprietario. Ergo, più nascite di grey neri – in un mondo dove vengono fatti riprodurre a tappeto alla ricerca del campione dalle uova d’oro. Ergo, più grey neri da salvare una volta che il sistema li ha spremuti e sputati fuori.*
Ci credereste che la superstizione intorno al cane nero è ancora viva? Sembra assurdo, ma se vi dicessi che quando sono in giro con Virna mi capita di sentire adulti che dicono ai bambini di non avvicinarsi al cane perché è nero? E che una volta (una sola, per fortuna) mi è capitato che una donna incinta è scappata in direzione opposta tenendosi la pancia perché il cane era nero, lei era gravida e non poteva farsi avvicinare?
Il 1° Ottobre è la Giornata del cane nero: sembra che sia la trovata di qualcuno che si stava annoiando, ma in realtà è una buona occasione per far conoscere l’indole di questi cani e cercare di sfatare l’anacronistica e assurda superstizione che ancora oggi li penalizza.
I levrieri, soprattutto le razze occidentali, sono in generale molto tranquilli e docili: i greyhound neri sono ancora più tranquilli, equilibrati, riflessivi. Sono dei veri signori che osservano, capiscono quello che accade intorno a loro, decidono come comportarsi. Sono di una pazienza infinita, anche con i bambini e questa è una caratteristica che condividono con gli altri levrieri: quando ho portato Virna in una scuola elementare per far conoscere ai bambini che cosa succede in Irlanda, è rimasta tranquillamente seduta nonostante la confusione e decine di mani che la toccavano.
Non a caso Virna predilige i grey neri come lei: essendo una principessa, detesta l’irruenza e i neri sono posati, hanno modi delicati e… sì, sono di parte perché convivo con uno spirito davvero nobile nel senso più esteso del termine.
Se dobbiamo pensare a degli archetipi preferisco scegliere quello del cane di Ecate, divinità che collega dimensione celeste e sotterranea. Il Guardiano che sorveglia la porta del nostro spirito per condurlo nelle profondità di noi stessi. In fondo agli occhi di un grey nero c’è un altro mondo. Raffigurazione di Ecate accompagnata dal cane

per approfondire il problema dei greyhound neri leggi qui: http://www.adozionilevrieri.it/pdf/perlenere.pdf

Vi&Va