#DogAdvisor – Un pomeriggio d’autunno in città (Milano)

Dicevano che non conosceva nulla, che questo mondo urbano non le apparteneva. Dicevano che avrebbe avuto bisogno di tempo, che rumori folla strade l’avrebbero spaventata. Si sarebbe adattata, ma non subito. Questo mi dicevano, ed era tutto vero.
La campagna irlandese non è come la città italiana. Le gabbie non sono come gli appartamenti. Anche se rappresenta un miglioramento, ogni cambiamento comporta timori, paure, sfide: noi umani lo sappiamo molto bene.

Nelle prime settimane italiane della Virna c’è stato anche questo, nonostante sia arrivata senza traumi gravi da affrontare. Ci ho messo poco a capire che le piaceva la compagnia delle persone, ma quello che ha dimostrato nel tempo mi sorprende ancora giorno dopo giorno: alla Virna piace andare in centro, in mezzo alla gente, guardare le vetrine; le piace entrare nei negozi, curiosare tra i vestiti, conoscere le commesse. Ci sono giorni in cui le passeggiate immerse nella quiete silenziosa del parco la annoiano perché non incontriamo nessuno: la sottoscritta asociale ama questi momenti di isolamento dal caos e dalla presenza umana, lei, che è molto più socievole di me e che incredibilmente ha una fiducia pura nel genere umano, vorrebbe qualcuno a cui fare le feste, qualcuno che le faccia qualche coccola e soprattutto che le dica quanto è bella (ho il sospetto che sia anche vanitosa e inizio a credere che capisca il linguaggio umano dei complimenti: del resto, è una femmina vera).

Il massimo dello sballo è quando andiamo a Milano. Solitamente andiamo in città quando ho degli appuntamenti, altrimenti scelgo il Parco Nord o il Parco Sempione per delle passeggiate naturalistiche.
Il Quartier Generale è la Darsena, dove si trova l’ufficio dell’agenzia con cui collaboro da quasi otto anni. Ormai ho acquisito una routine anche con la Virna: parcheggio in zona Solari e ne approfitto per sgranchirci un po’ le gambe prima di arrivare a destinazione. Via Foppa è una delle mie preferite di tutta Milano e a quel microcosmo sono legata dall’affetto che si prova per le cose che ci hanno accompagnato nei momenti di crescita. Il cuore caldo e pulsante di questo affetto è per me via Savona: ci ho passato alcuni degli anni più pieni di vita della mia storia e i miei ricordi sono tutti lì, che mi guardano passare come spettatori sorridenti. Adesso mi vedono insieme alla Virna, e mi rimandano un senso di famigliarità ancora maggiore.
Quello di ieri doveva essere soltanto un pranzo veloce, invece si è trasformato in un pomeriggio di maratona inseguendo i miei sogni e cercando di star dietro al passo della Virna entusiasta, praticamente un cavallino al trotto.

Per il pranzo avevo scelto un locale in cui non ero mai stata: volevo cambiare abitudini, ma il karma me lo ha impedito perché il locale era chiuso e quindi sono tornata al solito posto, dove per “solito” intendo “casa mia”.
“Casa mia” è il ristorante giapponese migliore della zona, aperto ben prima del proliferare della cucina orientale in Porta Genova. La perla d’oro si trova in via Vigevano: locale elegante, ottimo sushi, menù pranzo a prezzo contenuto e, da quando sono vegetariana, anche una discreta scelta veg. Ho portato la Virna diverse volte e, anche quando il locale è affollato, trovano sempre un tavolo tranquillo dove la Virna può sistemarsi sul suo tappetino.

Il pranzo aveva un ODG ben preciso: definire il percorso nella selva oscura dell’organizzazione della presentazione di un libro. Il mio.
Il punto di partenza è la location: non una libreria classica, ma un luogo in cui non ci siano soltanto dei libri. Anche perché a fare la presentazione ci sarà un personaggio vulcanico, ma lo dirò a tempo debito e facendo svariati gesti scaramantici. Pensiamo prima alla location, che non è così immediata da trovare.

Sono andata a vedere due caffè-librerie raggiungibili a piedi: Lapsus all’inizio di via Meda e Gogol & Company in fondo a via Savona. Praticamente una mezza maratona che se chiamavo Linus mi faceva un applauso.

Ho trovato molta dog friendship in entrambi i locali, belli in maniera diversa: dall’ambiente accogliente e famigliare del Lapsus, il classico posto dove tutti si conoscono un po’ e dove le donne che lo gestiscono ti fanno sentire in un ambiente protetto anche se è la prima volta che ci entri, al locale intellettuale e alternativo, un tantino radical chic, ma indubbiamente affascinante, del Gogol & Company.

Nonostante le differenze di atmosfera, in entrambi c’è stata quella che ho ribattezzato “scena del coccodrillo”: è il momento in cui la Virna si alza in piedi per uscire dal locale, la gente finalmente si accorge della sua esistenza (fino a quel momento è rimasta appallottolata sul suo tappetino) e mostra un campionario di espressioni facciali degna di un attore durante un provino di improvvisazione. Stupore, ammirazione, incredulità, dubbio (oddio, che cane sarà?!), poi iniziano con: commenti tra di loro come se io non esistessi e non fossi dotata di udito funzionante, commenti a voce alta che non si capisce se si stiano rivolgendo a me oppure siano pensieri senza filtro, domande, complimenti a me, complimenti alla Virna, coccole, vocine di varia intonazione. Neanche avessi un coccodrillo al guinzaglio, appunto.
Sia al Lapsus che al Gogol i clienti del tavolo a fianco mi hanno trattenuta, anche se – devo essere onesta – sono stati più simpatici i clienti di uno dei due locali: non vi dico quale, ho fiducia nel vostro intuito.

Per la cronaca, l’effetto dell’entusiasmante pomeriggio in città è stato che stamattina alle 9 la principessa Virna dormiva ancora appallottolata sul divano.

It’s all so Grey!

Vi&Va

davsdrcof

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