Giorno 71. Gli animali del circo. 

GLI ANIMALI DEL CIRCO

di Wislava Szymborska

Gli orsi battono le zampe ritmicamente,
la scimmia in tuta gialla va in bicicletta,
il leone salta nel cerchio fiammeggiante,
schiocca la frusta e suona la musichetta,
schiocca e culla gli occhi degli animali,
l’elefante regge un vaso sulla testa,
e i cani ballano con passi uguali.

Mi vergogno molto, io – umano.

Divertimento pessimo quel giorno:
gli applausi scrosciavano a cascata,
benché la mano più lunga d’una frusta
gettare sulla sabbia un’ombra affilata.

Il circo è sempre passato vicino a casa mia e quando ero piccola era una festa: non sono mai andata a vedere uno spettacolo, io andavo soltanto a guardare gli animali. Li amavo, gli animali, e con infantile ingenuità volevo soltanto guardare da vicino quelle splendide creature che potevo altrimenti vedere solo nei documentari di Quark (sì, sono figlia intellettuale del Piero). Di tutti quelli che ho visto mi è rimasta impressa la giraffa, chissà perché.

Non incolpo i miei genitori per non avere coltivato la mia coscienza critica: volevano soltanto vedermi felice e io in mezzo agli animali lo ero, lo sono sempre stata. Dovrei piuttosto sentirmi in colpa per avere perseverato in una inaccettabile incoerenza anche in età adulta, e questo è un conto in sospeso che regolo ogni giorno con me stessa cercando di rimediare ai danni che ho contribuito a fare.

Il giorno in cui smettere di girarsi dall’altra parte arriva e la sua voce è netta, impossibile ignorarla. Io l’ho sentita nella coscienza tre anni e mezzo fa, quando il progetto di adottare la Virna era ancora ben lungi dal formarsi.
Dalla sera alla mattina (letteralmente) sono diventata vegetariana, ho smesso di acquistare prodotti in pelle e a fare attenzione alle marche cruelty free nella cosmesi. (Chiarisco subito che ho moltissimo ancora da imparare e che non penso proprio di avere qualcosa da insegnare a nessuno su come si sta al mondo: questa non è una lezione di vita, ma il racconto di una esperienza e come tale va inteso).

Da quel giorno è cambiato tutto: si è risvegliata la coscienza critica che s’era assopita per la consuetudine a certe abitudini, ho modificato la percezione del mio posto su questo pianeta. I primi mesi sono passati velocemente: ne ho impiegati tre soltanto per rendermi conto che non avrei fatto marcia indietro e che ero diventata vegetariana.

Poi è arrivata la Virna e la mia vita ha preso una direzione definita e definitiva: ho scelto di stare dalla parte degli animali, perché troppe cose ho conosciuto, insopportabili. E così ho chiuso il cerchio con quella bambina che amava gli animali e ho imparato ad agire secondo le parole che dico. Ho smesso di stare simpatica a molta gente, nonostante continui a non volere insegnare niente a nessuno: vorrei soltanto che le persone facessero delle scelte consapevoli, qualunque esse siano.
Ci sono cose, però, su cui non si può scegliere: bisogna dire di no, se si vuole essere umani migliori.
Una urgenza che provava anche il Premio Nobel Wislava Szymborska.
Ma non releghiamo la sensibilità verso certi argomenti a poeti, suicidi e animalisti: ciascuno ha dentro il seme del miglioramento. Siamo la specie più evoluta (così dicono): allora abbiamo il dovere di evolvere il nostro modo di occupare questo pianeta, che è l’unica vera casa che tutti noi abbiamo.

It’s all so Grey!

Vi&Va

 

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