Giorno 68. La Virna alla Tre Valli Varesine

C’è uno sport che da sempre anima le strade e appassiona la gente: il ciclismo. Dalle corse in linea ai grandi giri a tappe, il ciclismo trasferisce sull’asfalto sudore e sangue – quello che rende un gesto sportivo un’impresa epica: non è un caso che rappresenti una fonte di ispirazione per le forme d’arte che toccano le vette degli archetipi per parlare agli uomini di ogni epoca: letteratura, musica, poesia, teatro, cinema sono rimasti folgorati dalla figura dello sportivo sulla bicicletta.
Se la storia recente ha visto il ciclismo perdere la genuinità che aveva agli albori del Giro d’Italia, se è stato pervaso dalla tecnica ed esasperato dalla ricerca della prestazione sovrumana, basta stare sulla strada per sentire che è ancora quello sport che gonfia il cuore della gente. E lo dico senza retorica: l’onda emotiva che unisce le migliaia di persone che si riversano sulle strade per vedere passare i corridori ha una forza commovente. Provateci!

Di corse sulla strada ne ho viste parecchie: dai Mondiali al Giro d’Italia, da ragazzina era la mia felicità, accompagnata da mio papà ex-ciclista che mi ha trasmesso la passione. Era da tanto che non scendevo in strada – la passione atrofizzata da storie che hanno sporcato tutti gli atleti che mi hanno emozionato da piccola. I brividi che ho ancora, dunque, sono tanto più preziosi perché inaspettati: oggi ero sulle strade della mia città, Saronno, a cui non faccio mai mancare una critica, per la partenza della Tre Valli Varesine, una corsa storica della mia provincia, e avrei voluto dilatare il tempo per non fare finire mai le emozioni.
Gli aspetti organizzativi degli eventi sportivi mi ha sempre affascinato (non sarà un caso che “da grande” mi sono ritrovata a lavorare nell’organizzazione teatrale) e tutto quello che ruota intorno al ciclismo prima che i corridori diventino i protagonisti è unico. Non esiste un altro sport che riesca a muovere la gente in una maniera così viscerale per un motivo semplicissimo: il ciclismo si muove negli spazi dove la gente comune vive, con il tocco del suo passaggio trasforma il quotidiano in un rituale religioso. Dentro questa scenografia si muovono non atleti, ma eroi epici, maestosi nella leggerezza del loro fisico esile: e questi eroi non stanno sull’Olimpo degli intoccabili, ma lì vicino a te, li puoi toccare, fermare per un autografo, puoi parlare con il tuo campione preferito. Non ci sono divi in uno sport in cui lo sforzo è da superuomini.
In un momento storico in cui qualsiasi evento in cui ci siano radunate più di dieci persone diventa blindato, essere in mezzo alla gente e guardare sfrecciare a una spanna da te tanti atleti è qualcosa che ci riporta indietro a un’epoca in cui era tutto più semplice, è qualcosa che allarga i polmoni.

Ho assistito alla presentazione delle squadre, nel cuore del centro di Saronno, da sola, di ritorno da una commissione; ma il clima era così tranquillo e genuino che ho deciso di correre (in senso letterale) a casa a prendere la Virna per portarla sulla linea della partenza. Se state pensando che non ha capito e non ha apprezzato, non siete ancora lettori fedeli di questo blog e non avete ancora capito una caratteristica fondamentale dei levrieri: la loro capacità di empatizzare. La Virna ha sentito innanzitutto la mia emotività positiva, la mia gioia di essere lì, ma ha avvertito la festosità di tutte quelle persone: scodinzolava e ha fatto le feste praticamente a tutti quelli che la guardavano.
I corridori sono partiti velocissimi: con tre pedalate raggiungono una velocità che per noi comuni mortali è impressionante. Proprio come fanno i greyhound.
A conferma del fatto che è stata un’emozione intensa anche per la Virna, al ritorno a casa è piombata in un sonno profondo degno delle nostre passeggiate più impegnative.

It’s all so Grey!

Vi&Va

sdrsdrsdr

 

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