Giorno 62. Scoprire il destino scritto nel proprio nome.

Questa mattina ero troppo impegnata a dare da bere a un cane per capire subito quello che hanno detto nel frattempo: «Che brava che è la Valentina, è come San Valentino!»

Ormai io e la Virna abbiamo il nostro giro di “amici del parco”: sono le persone che incontriamo tutte le mattine, più o meno alla stessa ora. Il signor Vittorio, insieme a Zeus, labrador nero, lo incontriamo anche nello stesso punto del percorso, mentre fa la sua camminata insieme alla signora Graziella.
La prima volta che mi aveva rivolto la parola aveva scelto le parole sbagliate: “Deve portarlo a correre, questo cane!”. Esattamente quello che non si dovrebbe mai dire a chi ha un levriero salvato dalle corse. Me ne sono stata sulle mie nei giorni successivi, salutandolo un po’ a denti stretti, finché un giorno lo abbiamo incontrato con il suo cagnolone vivace e gentile, che la Virna ha subito preso in simpatia. È stata la scusa per fare un tratto di sentiero insieme e una chiacchierata: ho scoperto che il signor Vittorio è molto gentile, ha un sacco di interessi e rispetto per i cani. Non ha più messo nella stessa frase il nome Virna e il verbo correre.

Questa mattina l’ho incontrato di fronte alle Scuderie delle Groane: stava parlando con una coppia di signori che tutti i giorni passeggiano a braccetto. Un giorno la Virna si è avvicinata per fare le feste, e siccome la signora ha ritratto la mano, ho voluto rassicurarla che si stava avvicinando soltanto perché non aspetta altro che di incontrare qualcuno al quale fare le feste. E così ho scambiato qualche parola anche con loro: mi hanno raccontato del nonno che era un esperto educatore cinofilo e della passione con cui svolgeva il suo lavoro; e del pastore del bernese del figlio, che è affettuoso e che la nipotina considera come un amico bambino.
Quando li ho incontrati non potevo non fermarmi: la Virna ci sarebbe rimasta troppo male e, sinceramente, anche a me faceva piacere salutarli. Vedendo il povero labrador ansimare con tutta la lingua di fuori gli ho dato da bere l’acqua che mi rimaneva e intanto gli parlavo. Ho sentito soltanto distrattamente quello che ha detto la signora: «È come San Valentino!».
Lì per lì non ho badato a questa frase, anche se ho inteso che l’intenzione di queste parole era elogiare la mia generosità e accortezza verso un altro cane assetato. (Non ho fatto niente di straordinario, ma evidentemente un buon gesto è così raro che quando lo si incontra diventa eccezionale). Poi ho deciso di verificare le fonti: esiste un rapporto tra San Valentino e gli animali?

Ho sempre odiato il mio nome e per fortuna sono nata femmina, altrimenti lo avrei portato al maschile. Per una zitella nata, chiamarsi come il patrono degli innamorati non è soltanto una beffa, ma uno scherzo di cattivo gusto, una cattiveria del Destino bell’e buona.
Non ho mai ricevuto un regalo né un fiore né un invito a cena: soltanto mia madre non mi ha mai fatto mancare un mazzo di fiori freschi, un regalo e un brindisi a cena.
Credo di odiare il 14 febbraio più del Natale stesso, che, si sa, è il periodo più deprimente dell’anno per chi è da solo.
Sentire nominare San Valentino è stato come essere punta di soppiatto con uno spillo. La curiosità mi ha fatto superare il fastidio e ho fatto una breve ricerca, quanto basta per trovare conferma ai miei sospetti: San Valentino, prima di essere una festa commerciale organizzata dalla Perugina, era venerato come santo protettore degli animali domestici.
È una piccola scoperta per l’umanità, ma una grande scoperta per me, che ora guardo da tutt’altra prospettiva il mio nome e il destino che vi è racchiuso, in base al principio latino del nomen omen. Fin da bambina ho mostrato più simpatia per gli animali che per gli umani, tendenza che ho cercato di invertire in gioventù, ma che con l’età adulta è tornata a prevalere. Se alla piccola Valentina aveste chiesto che cosa avrebbe voluto fare da grande, vi avrebbe risposto senza esitazioni: “La veterinaria!”.
E così grazie alla signora del parco ho scoperto che cosa mi porto dentro da quando sono nata, grazie a questo nome che ora non odio più. 

It’s all so Grey!

Vi&Va 

SAN-VALENTINO-VITA

 

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