Giorno 61. La giornata dei record.

Benvenuti all’inferno: ogni giorno i telegiornali ci rendono partecipi dei nuovi record infranti da questo caldo caldosissimo. La frenesia da record polverizzato è un po’ scappata di mano, in questo anno orfano di Olimpiadi: l’enfasi e il godimento sottocutaneo che si percepisce nel comunicare con studiato sensazionalismo che un caldo simile non si vedeva da prima dell’ultima glaciazione è pari alla concitazione di Mecarozzi e alla commozione di Luca Sacchi quando si trovano a raccontare una nuova vittoria della Pellegrini.
Oggi, però, è la giornata del mio record: ho spazzato via ogni precedente risultato nella categoria Sveglia-mattutina-per-portare-la-Virna-al-parco. Gli squilli di tromba mi hanno fatto sobbalzare qualche minuto prima delle 5. Ora, so che è la quotidianità per molte persone (alle quali chiedo clemenza nel giudizio), ma per me è stata una prova durissima. Per un’ora di sonno non so cosa darei… Non faceva così la canzone dei Matia Bazar?!

Alzarsi prima del Sole è una prova che non superava neanche l’Apollo di Pollon, quindi direi di essermi meritata una fetta di Olimpo. Almeno per oggi.
Ho maledetto il giorno in cui ho preso appuntamento per fare il tagliando dell’auto alle 8 del mattino, ben prima di venire a sapere che questi sarebbero stati i giorni del settimo girone dell’inferno. Anche la Virna mi ha un po’ maledetto (meno male che le manca la parola, sennò mi ci avrebbero mandato senza complimenti, affarmiunadoccia), ma siamo riuscite nell’obiettivo di portarci a casa la nostra bella passeggiata di 6 chilometri prima di rintanarci in casa per il resto della giornata.

Mi chiedevo se e chi avremmo incontrato al parco così presto, e ho trovato subito la risposta: un signore con una meticcia e due bovari del bernese di taglia piccola, di 3 e 8 anni. Il cucciolone si è subito avvicinato con il chiaro intento di giocare ed è stato prontamente rimesso al proprio posto dalla Signorina Rottermeier. Mi guardava con aria interrogativa, e vaglielo a spiegare che questa bella ragazza alta e magra non gioca, come fanno invece tutti i suoi simili.
Ben presto si è unito al gruppo anche il brizzolato atletico di 8 anni, ancora prestante. E Miss Civetteria si faceva annusare con ostentato compiacimento. È proprio una femmina! Se sapessi fare come la Virna, ho il vago sospetto che a quest’ora un maschio lo avrei racimolato anche io. E invece mi ritrovo a osservare il genere animale e a pensare che loro sappiano comunicare con molto più successo di quanto ci permetta la nostra verbosissima evoluzione.
Trattandosi della Principessa sul pisello, la Virna non fa mai mancare a un maschio un abbaio di avvertimento per calmare i bollenti spiriti: figuriamoci per tenerne a bada due, in evidente stato di visibilio.
Una volta ripristinato un po’ di ordine, abbiamo proseguito la nostra passeggiata, ed è stato qui che è emersa la vera natura della Virna: ogni tanto girava la testa facendo un mezzo ringhio, ma quanto era felice di trottare circondata dai due maschi glielo si leggeva negli occhi. Non voleva proseguire senza di loro, tanto che quando si sono fermati ad annusare un odore, lei ha puntato i piedi (e ancora una volta meno male che le manca la parola, perché lo sguardo era già abbastanza eloquente): per niente al mondo se ne sarebbe andata lasciandoli lì.
E così abbiamo fatto un tratto di percorso insieme, fino a che le nostre strade si sono inevitabilmente separate: ci credete se vi dico che per tutto il resto della passeggiata la Virna si è annoiata?

I greyhound rescue sono abituati a vivere in branco, benché trascorrano la maggior parte della loro vita chiusi in gabbia. Gli unici compagni che hanno sono i loro simili, spesso i loro compagni di cucciolata. Quando entrano nelle nostre case imparano a volere bene anche a questi animali con due zampe, e sono affettuosi e considerano speciale ogni umano che si mostri gentile nei loro confronti. La Virna, ormai, non aspetta altro che di incontrare qualcuno al quale fare le feste.
Quando incontrano un altro cane, però, sono più felici. Dentro di me continua a serpeggiare il senso di colpa: so che la Virna sarebbe felice con un compagno e, a dire il vero, anche a me piacerebbe accogliere un altro levriero. Sarebbe una gioia per tutti. Devo, però, essere responsabile e ammettere che non è il momento giusto per fare un’altra adozione.
E così mi tormento chiedendomi se sia davvero la vita migliore quella che le sto offrendo.

It’s all so Grey!

Vi&Va

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