Giorno 57. Zitelle si nasce, non si diventa, e io modestamente lo nacqui.

Una delle più grandi bufale sull’andare in passeggiata con il cane è che questo favorisca le interazioni sociali. Detto in breve, che faccia cuccare. Falso, falsissimo, più di una notizia di Lercio.

Innanzitutto non devi avere un cane, ma un cucciolo: il vero accalappiatore di maschi è lui, che attira la tenerezza universale verso il suo musino, ma anche verso la proprietaria.
E poi dipende da quale tipo di cane porti al guinzaglio: il binomio ragazza-golden retriever è forse il più cuccagnero, ma anche il setter irlandese non scherza, e in generale tutti i cani da caccia, socievoli, non troppo grandi e pronti a scodinzolare a tutti quelli che si fermano. E da una carezza al cane a un aperitivo con la padrona il passo è breve. 

Se, invece, hai un levriero, scordati non soltanto di cuccare, ma anche soltanto di trovare qualcuno che ti abbordi. Saremmo anche disposte a sorvolare sui modi grezzi, ma non basta. Il levriero, soprattutto quando è più grande di un Piccolo Levriero Italiano, è l’unico cane che non si limita a non attirare i maschi, ma addirittura li respinge. L’abominevole Donna-single-con-levriero è una creatura spaventosa, si narra che emerga nel subconscio onirico degli uomini per incutere terrore con sortilegi e malefici.
Una volta mi dicevano che il fatto di essere più alta dell’ottanta per cento degli uomini che incontro per strada non favorisca l’abbordaggio. Adesso che ho pure un levriero gli uomini scappano: sembra che facciano footing, in realtà stanno fuggendo dalla terribile strega. La Virna è pure nera, non c’è proprio speranza.

Devo, però, essere onesta e ammettere che gli uomini che fanno i complimenti alla Virna e che, già che ci sono, fanno un apprezzamento anche alla padrona ci sono: hanno tutti più o meno l’età di mio padre e mi vedono come una nipotina, ma ci sono.
Se per sbaglio da dietro gli occhiali da sole sbircio qualche maschio atletico che corre al parco, mi accorgo che il suo sguardo si rivolge esclusivamente alla Virna: io sono invisibile.
Andare in giro con l’amica più gnocca è un trauma che inibisce l’autostima fin da adolescenti. Io mi accompagno a una ragazza che è mille volte più bella, più magra, più atletica, più dolce, in breve più femmina di me: quindi già la mia autostima è stata rasa al suolo dal predominio della Virna, doveva anche succedermi di imbattermi in due esemplari di maschi rimasti bloccati allo stadio evolutivo dell’Età della Pietra.

Mentre ero al parco che cercavo di riguadagnare la via del ritorno insieme a una Virna stravolta dal caldo, sento arrivare due ciclisti.
“Hai visto che chiappette che aveva quella?”
“Sì, le aveva a posto. Non come questa, che manco sta in piedi.” 
No, dai, ho capito male. Stavano parlando della Virna… No, va bene, allora stavano commentando il film porno che hanno guardato ieri sera. Neanche questo, allora hanno apprezzato la ragazza in minigonna che era seduta di fianco alle loro mogli al bar.
Poi passa una ragazza di corsa ed era senza ombra di dubbio la proprietaria delle suddette chiappette. Quindi la cicciona con il culo grosso sono io.
Ora, fossero passati Jake Gyllenhaal e Matthew McConaughey, potrei anche capire che guardino il mondo con il filtro della loro incredibile figosaggine (passatemi la licenza di ispirazione zoolanderiana), ma sono passati Bud Spencer e Ollio, con quale presunzione giudicano i culi che incontrano?
Hanno urlato i loro commenti come se io non ci fossi: sarò anche grassa, ma sorda proprio no! Sono rimasta così interdetta dalla scena che non ho avuto la prontezza di intavolare un confronto verbale, ma forse non avrebbero capito il linguaggio dell’Homo Sapiens Sapiens e mi sarei dovuta esprimere a gesti. Vi lascio immaginare quali.

C’è stato un periodo in cui i maschi, non tantissimi, ma non mi lamento, mi trovavano attraente. Almeno fisicamente, almeno per il tempo di un’avventura. Che poi io ci lasciavo i pezzi di un cuore in frantumi e bacinelle di lacrime, ma questo è sempre stato soltanto un problema mio. L’ummòwe, quello non so neanche come si scrive, appunto.
Da quando è arrivata la Virna ho fatto l’upgrade del sistema: da single a zitella. Ma forse zitella lo sono sempre stata e avere posto come priorità l’unica creatura in grado di amarmi ha soltanto fatto emergere la mia natura.

Ripensandoci, forse dovrei ringraziare i due ciclisti provenienti dall’Età della Pietra per avermi chiarito, in maniera insindacabile e senza possibilità di equivoco, quello che i maschi pensano di me.
Non chiedetemi più, però, per quale motivo odio gli uomini e continuerò sempre a preferire la Virna a qualunque bipede intralci il mio percorso.

It’s all so Grey!

Vi&Va

zitelle levriere

Le zitelle levriere: io e la Virna!

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