Giorno 51. Le debolezze dell’imperfezione. 

Fa caldo, caldissimo. C’è umidità, moltissima. L’imperativo è resistere, ogni giorno è una lotta. Se pensavamo che l’estate del 2015 fosse insopportabile, non avevamo immaginato quella di quest’anno. Allora era la Virna a stare male per via di disturbi intestinali che ci costringevano a uscire a tutte le ore, comprese quelle più calde: è stato un calvario indimenticato, non mi aspettavo di riviverlo quest’anno. Questa volta sono io a soffrire: la pressione, già bassa normalmente, finisce in cantina a causa sopratutto del tasso di umidità tropicale. La Virna sta bene di salute, ma questo caldo la sta martoriando.
Avere un levriero significa avere un cane che soffre il caldo più degli altri perché non ha grasso sottocutaneo che funge da isolante. Rischiano il colpo di calore o, nella peggiore delle eventualità, l’infarto perché il loro cuore, più grande rispetto a quello delle altre razze, si affatica molto. Un greyhound inizia a sentire caldo a 20 gradi, sopra i 25 inizia la sofferenza. I greyhound neri, in più, si surriscaldano ai primi raggi di sole. Avere un levriero ti fa vivere l’estate in un altro modo. 

La Virna sta smascherando i miei limiti fisici. Soffro di asma, pressione bassa e sudorazione eccessiva, che comporta una perdita di sali minerali e potassio che fatico a reintegrare. Non riesco a svolgere la minima attività fisica: andavo in palestra tutte le mattine alle 7.30, dopo aver fatto la passeggiata con la Virna: da una settimana non riesco nemmeno a camminare. Insomma, sono un articolo difettoso, o meglio: non sono fatta per stare sulla terraferma, ma questo è un altro discorso. Queste condizioni mi rendono debole e nervosa e il mio stato d’animo si ripercuote sulla Virna: io non ho le energie per essere paziente, lei non ha la lucidità per ascoltarmi come fa normalmente. Il risultato è un disastro: io mi arrabbio, lei si offende o si mortifica. Dura poco, ma tanto basta per farmi sentire in colpa e la colpa ce l’ho davvero. 

Ammetto le mie debolezze con franchezza e onestà: vorrei essere perfetta come è la Virna, ma sono soltanto un essere umano molto imperfetto. Quando la mia serenità è turbata, sento il peso della solitudine e delle responsabilità che sono tutte sulle mie spalle. Ho adottato la Virna, il mio primo cane, da sola: l’ho fatto con consapevolezza e coscienziosamente, desiderosa e pronta ad affrontare una relazione vera. Dopo due anni e mezzo, ho ancora momenti di difficoltà e di sconforto; lo confesso perché qui racconto la vita quotidiana, fatta anche di momenti così, quelli che ci sono in ogni relazione autentica. Io diffido di chi è sempre felice e dei rapporti sempre rose e fiori: le crisi ci vogliono, sono quelle che ti fanno crescere.  La Virna è perfetta, è forte e coraggiosa: smascherando i miei limiti mi costringe a migliorarmi, a crescere. È una sfida quotidiana, ma che cosa sarebbe la mia vita altrimenti? 

It’s all so Grey! 

Vi&Va

Rimedi contro il caldo tropicale di quest’anno


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