Giorno 50. Nostos.

“Prova a ritornare
perché il ritorno dà senso al viaggio”

cit. Le cento città, Vincenzo Costantino

Un anno fa ho fatto i bagagli per un viaggio fisico di poche centinaia di chilometri, e interiore di portata molto più vasta. Intenso, lento e allo stesso modo rapido – per quella meravigliosa capacità della nostra coscienza di rendere relativo persino il Tempo – il Viaggio ha quasi completato il proprio ciclo e soltanto nella preparazione del Ritorno inizio a coglierne il senso.

Il viaggio può avere due volti, lineare o circolare, che mai hanno un’altra faccia della medaglia: le strade che percorri sono troppo diverse, lo spazio che dentro di te fai al viaggio varia a seconda del volto che esso ha ed è decisivo. Se parti sapendo che arriverà il giorno del ritorno, raccoglierai ogni emozione e ogni esperienza come la conchiglia a cui riserverai un posto negli scaffali dell’anima. Se parti per non ritornare, cambia tutto. L’orizzonte che si sposta sempre un po’ più in là scandisce il ritmo di un viaggio proteso in avanti, con il ritmo di chi trova un nuovo inizio in un nuovo posto.

Il ritorno, invece, ha nella parola stessa un senso di ciclicità: vieni di nuovo nel luogo da cui ti eri allontanato, dove sei già stato. Soltanto quando ti avvicini al punto di arrivo capisci che non corrisponde al punto di partenza. Torni dove sei già stato, ma qualcosa è cambiato: i luoghi sono gli stessi, le persone sono le stesse, casa tua ha sempre quella macchia sul muro, quello stipite smussato, quel rubinetto che perde. Eppure tutto è diverso.
Le pareti hanno una forma diversa, nel dormiveglia non riconosci la tua stanza, non sei più abituato ai rumori del tuo appartamento al secondo piano, dopo un anno vissuto al quinto. Ti senti ospite nella tua stessa casa, rimpiangi quello che funzionava meglio nell’altra. A fine giornata rallenti il respiro nel silenzio del bagno, alzi lo sguardo e incontri quella persona che non riconosci allo specchio. Allora capisci da dove viene il senso di straniamento: sei tu a essere cambiato. Sei tornato, ma il punto di arrivo è leggermente spostato rispetto a quello di partenza. In quella fessura, magari impercettibile, sta tutto quello che conta: il valore della partenza, il senso del viaggio e quello del ritorno. È quello del ritorno.

Forse il senso del viaggio sta proprio nel ritorno, perché lo scarto tra partenza e arrivo è la misura della tua crescita. In questo viaggio sono cresciuta io, è cresciuta la Virna, e siamo cresciute insieme, nel nostro rapporto non sempre perfetto, ma sempre onesto. E adesso che ci prepariamo a tornare a casa, vivo la curiosità di scoprire quanto sarà ampia quella fessura, per imparare a guardare il futuro con uno sguardo rinnovato. E sarà anche quello un nuovo viaggio. Io e lei guarderemo ancora e sempre nella stessa direzione.

It’s alla so Grey!

Vi&Va

Lo sguardo della Virna verso il futuro


 

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