Giorno 54. Una marziana in casa mia. 

Questo giorno è arrivato davvero, anche se per molto tempo è sembrato irraggiungibile: sono tornata a casa, è proprio vero, ma non mi sarei mai aspettata di provare queste emozioni. 

Quando avevo dodici anni ho portato un corsetto di gesso per due mesi perché l’altezza ha aggravato i problemi della mia schiena difettosa (altro che altezza mezza bellezza!). Pesava più di cinque chili e quando finalmente era arrivato il momento di toglierlo, ero sicura che mi sarei sentita leggerissima. Non avrei mai immaginato che, una volta liberata da quella zavorra ingombrante, mi sarei sentita pesantissima, incapace di mantenere una postura del tutto eretta e di sollevare i piedi, che infatti trascinavo priva di forze. 

Il mio rientro è stato un po’ come togliere il gesso e sentirmi estranea nel mio corpo: mi sento una marziana in casa mia. Durante questo anno sono tornata molto spesso, ma ho vissuto questo luogo come una stanza di appoggio nei momenti transistori tra una partenza e l’altra, e non come una casa. Soltanto oggi sono tornata a viverlo nella sua dimensione domestica e non lo riconosco più. È il mio cambiamento invisibile, perché interiore, a darmi la sensazione di essere qui per la prima volta.
Non ho punti di riferimento come la Virna, alla quale basta sentire un odore per riconoscere di essere nei luoghi a lei famigliari. Nessuno dei sensi può aiutarmi a riconoscere dentro di me la mia casa, i miei luoghi, le mie abitudini.
Dentro gli armadi ci sono vestiti che non ricordavo di avere e che sono superflui, la cucina è cosparsa di stoviglie che non uso e che tolgono lo spazio vitale a quello di cui ho bisogno in questo momento; non so più quali itinerari fare per le passeggiate con la Virna. Mi sono abituata a come funzionavano le cose a Modena, adesso devo imparare di nuovo come funzionano qui e non è un passaggio immediato. 

La Virna è un po’ frastornata: non mi perde di vista un attimo, osserva il mio armeggiare con le valigie e non capisce se ci stiamo fermando o se stiamo partendo. Però è molto più rapida di me ad ambientarsi: per lei un divano vale l’altro, basta che sia comodo, un prato vale un altro, basta che ci siano degli odori da annusare.
L’unica cosa che posso fare è seguire la Virna e rieducarmi alla mia vita, sapendo che la riprendo in mano non dal punto in cui l’avevo lasciata, ma da molti passi in avanti. 

It’s all so Grey! 

Vi&Va

L’ultima passeggiata a Modena

Annunci

Giorno 55. Una fan di Vasco molto speciale. 

Anche questa volta me ne sono andata sul più bello, in un momento in cui tutto a Modena è scandito dal concerto di Vasco a Modenapark: giovedì mattina ho lasciato vuota la casa che mi ha ospitato per un anno e sono tornata in questa casa che ancora non ho ricominciato a sentire mia. Bella fregatura: dopo avere assistito giorno dopo giorno al montaggio del palco, americana dopo americana, un pannello led dopo l’altro, alle prove luci, ogni sera con un effetto nuovo, alla trasformazione del parco, sempre più chiuso, ma sempre più popolato di fans, curiosi, cittadini; dopo avere visto le tende accampate di fronte all’ingresso del parco e dopo avere ascoltato le prove e visto Vasco cantare, me ne sono andata quando si iniziava a fare sul serio. Prima di partire, però, mi sono presa ogni singolo momento che questa città poteva ancora darmi e che è diventato il ricordo di questo ultimo periodo modenese. 

Le ultime settimane sono state caldissime, con una umidità a cui non mi sono mai abituata: con la Virna che soffre il caldo sopra i 25 gradi, figuriamoci quando di gradi ce ne sono 36 e l’aria è irrespirabile per l’afa, e io che non ero propriamente in forma, andare al parco era impensabile. Complice un temporale che ci ha ridato fiato, martedì sera, quando sono iniziate le prove di Vasco, noi eravamo proprio davanti al palco. Cioè, “davanti” non è molto preciso: diciamo piuttosto che eravamo nell’unico punto del parco in cui si vedeva il palco. Di Vasco in carne ed ossa non si vedeva neanche un puntino, ma i maxi schermi lo restituivano in tutta la sua energia. 

Gente, tantissima: almeno duecento persone tra fan sfegatati accampati nelle tende da diversi giorni e tanti, tantissimi modenesi che si godevano lo spettacolo. Un’energia bellissima, un entusiasmo contagioso: è stato più intenso perché aveva una dimensione quasi intima. Cantando Ogni volta come non facevo da tanto tempo mi sono venuti i brividi: perché in fondo tutti abbiamo almeno un ricordo legato alle canzoni di Vasco. Io ne ho tanti, di ricordi, e non credevo che sarebbero riemersi tutti insieme ascoltandolo lì di fronte a me. 

Intanto mi accorgevo che la Virna si stava comportando in maniera strana: lei, che non resiste in piedi ferma neanche due minuti, non accennava a sedersi, e poi si guardava intorno incuriosita, voleva andare a conoscere tutti i cani che vedeva, ma soprattutto non voleva più venire via. Sembra incredibile, ma è proprio così: alla Virna piace Vasco. E ha anche eletto la sua canzone preferita: Vita spericolata. Del resto, una ragazza che si diverte a stare fuori la sera e che vuole sempre fare festa poteva non desiderare di essere come Steve McQueen? 

Credete che abbia fatto una battuta dicendo che ha la sua canzone preferita? Durante il viaggio di ritorno ha alzato la testa una volta soltanto, durante Vita spericolata. Quando è finita la canzone, è tornata a dormire. Vi siete convinti? 

It’s all so Grey!

Vi&Va 

La Virna durante il viaggio di ritorno, mentre ascoltava “Vita spericolata”


Giorno 53. La “Giornata mondiale del cane in ufficio”.

Oggi, 23 giugno, ho scoperto essere la “Giornata mondiale del cane in ufficio”: ormai vengono indette Giornate mondiali su qualsiasi argomento, ma questa mi sta particolarmente a cuore. Perché per me e la Virna ogni giorno è la Giornata mondiale del cane in ufficio.

E’ un tranquillo e pacato venerdì sera alle 18.00 di una giornata di sciopero dei mezzi a Milano, la primavera porta un vento nuovo e fresco. Mentre sono impegnata a evitare settantadue incidenti a ogni metro che faccio, mi squilla il cellulare: senza nemmeno guardare chi sia, rispondo. “Ciao Valentina, sono Paolo”. Non riconosco il mio capo e blatero un “Ciao Paolo” che tradisce il mio essere spaesata. E già iniziamo bene. “Ti andrebbe di farti un annetto a Modena?”. Allora sì che rischio l’incidente! La proposta mi stordisce, era ovviamente l’ultima cosa che credevo potesse capitarmi in quel momento in cui stavo indirizzando la mia vita in tutt’altra direzione.
Quando gli faccio presente che io ho il cane e che devo capire come organizzarmi, lui mi risponde che non c’è nessun problema, il cane lo porto in ufficio!
I miei capi hanno sempre portato i loro cani in ufficio, la mia collega (levrierista di vecchio corso) ha sempre portato i suoi, per cui è sembrato naturale che anche io potessi portare la Virna.

E così la Virna mi ha fatto compagnia durante tutto questo anno in ufficio. All’inizio mi seguiva non appena mi alzavo dalla sedia, poi ha capito che anche se scendo le scale non significa che sto andando via, per cui non è il caso che si scomodi ad alzarsi. Durante le prime settimane rubava qualsiasi cosa di vagamente commestibile ci fosse nei cestini: per ben due volte ha persino rubato la carta in cui erano avvolti dei tortini biologici e sarà stata biologica anche la carta, perché non ne ho trovato traccia. Dopo delle sonore sgridate, ha smesso di rubare, ma non di ficcare la testa in ogni cestino a portata di naso.

La Virna si sdraia su un materassino sotto la scrivania alle mie spalle, che non è propriamente comodo come la cuccia o il divano di casa, però lei si fa delle grandi dormite, ha imparato subito che quello è il suo posto e quando ha voglia si sposta su uno degli altri tappeti che abbiamo oppure fa un giro negli altri uffici (andando ad appallottolarsi sulla poltrona del mio capo). Guardate il video qui sotto per avere un assaggio della fervente attività della Virna in ufficio.

Voglio pensare che a lei basti questo: stare insieme a me. A me di sicuro basta questo per stare bene: averla vicina mi fa sentire meno sola e mi rasserena. E si sa che un impiegato felice lavora meglio.
In Italia non è molto diffusa l’abitudine di portare il cane in ufficio ed è un errore: gli animali contribuiscono a creare un’atmosfera più distesa, favoriscono la socializzazione tra colleghi, portano gioia in tutto l’ufficio. Tutti ne beneficiano, perciò io proporrei la “office pet therapy” in tutti gli uffici: magari il vostro collega smetterebbe di abbaiare tutto il giorno!

It’s all Grey!

Vi&Va