Giorno 47. Cinofilia generazionale.

È un periodo in cui alle scarpinate in giro per la città preferisco le passeggiate in qualche parco, meglio se poco frequentato come accade spesso di mattina. Non c’è traccia del fastidioso insediamento umano: non ci sono né gli odori né i rumori che animano (o fanno morire, a seconda dei punti di vista) le città, anche quelle piccole come la mia; non ci si deve fermare ai semafori, non si deve aspettare per attraversare la strada, non si incontrano persone che si lamentano che in giro ci sono troppi cani.
Al parco non c’è nessuno, non ci sono macchine che passano, si sente il suono del ruscello e degli uccelli. Siamo solo io e Virna: io mi rilasso,Virna si diverte ad annusare odori nuovi e se vuole trottare veloce io corro, senza dover fare lo slalom tra le persone.

Per mantenere di diritto il titolo di Regina dei Pensionati, durante le nostre passeggiate spesso incontriamo dei Signori-di-una-certa-età, che magari stanno facendo una passeggiata nella natura con la moglie.
Di solito mi fermano facendomi i complimenti per il bellissimo levriero e devo subito fare una precisazione: i Signori-di-una-certa-età riconoscono senza esitazioni il levriero, anzi loro lo chiamano levriere, come d’uso ai loro tempi. Tempi in cui li vedevano correre al Vigorelli, ma, nonostante questo, conoscono le caratteristiche di questa razza e sanno che se non hanno un vero motivo i levrieri non corrono.
Poi mi fanno mille domande perché hanno delle curiosità che vogliono approfondire, io inizio a parlare della vita dei Greyhound in Irlanda e divento logorroica, per cui i minuti passano che è un piacere.

È la sensazione che mi danno questi signori a trattenermi senza guardare l’orologio: la sensazione di persone che non hanno più sovrastrutture.
Se per un caso eccezionale si ferma un ragazzo dopo due domande scappa. È un levriero? Corre veloce? E a correre via veloce è proprio lui. Sembra che i giovani abbiano paura di scambiare due parole in più, come se questo possa stabilire un contatto già eccessivo. Hanno paura di dire quello che pensano, di far vedere quello che provano, di compromettersi con una frase in più.
I Signori-di-una-certa-età invece no: non hanno paura di fermarsi a chiacchierare, di fare una battuta di spirito, anche di fare un complimento alla padrona. Per galanteria, quel concetto che è totalmente scomparso dalle relazioni umane.
Perciò io mi chiedo: come si fa a costruire una relazione se i ragazzi hanno paura anche di dire che hai un bel cane?

Vi&Va

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