Giorno 41. Un’occasione non persa.

“Tu lo sai che ho una ferita ancora aperta, vero? Loro sanno tutto.”
Non la conosco, ci siamo incontrate da trenta secondi. Accarezza Virna come fosse un amuleto, le parla come farebbe a un oracolo, si commuove come davanti a uno psicologo. Virna sta lì immobile, si fa accarezzare, fa quello che fanno tutti i cani: assorbire il dolore, leccare la ferita, calmare lo spirito. Io osservo in silenzio, mi sento quasi di troppo, una presenza indiscreta che assiste a un momento di intimità e confidenza.
Non so quale sia la ferita che fa male a questa ragazza, intuisco che sia legata a una perdita e forse le ferite si riconoscono dalla forma delle lacrime che provocano: quella forma io la riconosco e ha sempre a che fare con una perdita.
Qualche anno fa mi sono ritrovata nel salotto di un’amica conosciuta da poco: avevo i vestiti bagnati di lacrime e sulle gambe avevo Luna, il Jack Russell della mia amica. Passai tutto il pomeriggio ad accarezzarla, proprio come ha fatto la sconosciuta con Virna: solo così riuscii a calmarmi e a smettere di singhiozzare.
“Loro hanno una cosa che noi non abbiamo più”, mi dice tirando su col naso. “La sensibilità.”
Penso a Virna, che mi ha salvato e ha curato le mie ferite, ma non riesco a dire niente, sono commossa anche io. Almeno la compassione, nel senso letterale di partecipazione al dolore altrui, noi umani non l’abbiamo persa. Quante occasioni perdiamo, invece, per conoscere, ascoltare, guardare chi ci sta intorno; per uscire dalla torre d’avorio in cui ci siamo confinati come specie.

Vi&Va

Annunci

Giorno 40. L’estate (ancora) addosso.

È il primo giorno di un nuovo autunno. È il primo post di una nuova stagione. Non scrivo delle avventure di Vi(rna)&Va(le) da qualche settimana: il cambiamento richiede un periodo di rinnovamento.
 Io ho scelto di rinnovare casa, o meglio di fare ordine esteriore per trovare un ordine interiore: per vestire al meglio i panni dell’aspirante scrittrice dovevo trovare un posto dentro casa che fosse tranquillo, con gli strumenti di lavoro indispensabili e non un libro fuori posto. Dieci giorni di duro lavoro dopo ho catalogato tutti i libri, li ho sistemati sulla libreria secondo un criterio pratico, riportato i codici su un foglio Excel, ho eliminato una scrivania superflua e dato spazio a quella che è diventata il mio luogo di lavoro. Ho anche cambiato posizione a Virna, che non si è scomposta di fronte al cambiamento, forse perché la cuccia ora è ai piedi del letto, come al mare.

Il mare… L’estate ha già i contorni del ricordo, sfumati dal pennello di settembre, il porto dove lasciamo i sorrisi di una stagione che rimpiangeremo per imbarcarci sopra nuovi impegni, nuove attese, nuove speranze. Eppure questa estate ce la portiamo addosso più di Jovanotti perché mare + serenità = cambiamento. È successo a me, che ho maturato la consapevolezza nelle mie aspirazioni, nei miei sogni, nella mia determinazione. È successo a Virna, che quando pensavo fosse già aperta ho scoperto che era ancora un bocciolo: è sbocciata al mare e ancora non è finita.
È tornata bambina, Cirilli le chiederebbe come ha fatto. Come ha fatto? Si è fidata e ha lasciato gli ormeggi: ha giocato saltando e correndo sulla sabbia proprio come una bambina piena di vita e di gioia e del suo entusiasmo erano pieni gli occhi. Ha fatto le feste a tutti, anche a chi era la prima volta che vedeva. Si è aperta ancora di più con i nonni e adesso anche mia madre non riesce a resistere al suo sorriso, quando si mette a pancia all’aria perché è contenta e quando allunga la zampa per chiederti di coccolarla. Ha imparato a saltare sul divano e sul letto e abbiamo fatto finta di sgridarla, ma ridevamo perché era uno spettacolo vederla così felice. Adesso quando le faccio i grattini dietro le orecchie piega la testa di lato perché ne vuole ancora e ancora e ancora. Ha scoperto nuove espressioni per ottenere qualche premietto in più e sa che i nonni non possono resistere al suo musino appoggiato sulla gamba.
Per dirla alla Jovanotti, “un anno è già passato, vietato non innamorarsi ancora”. E io sono sempre più innamorata della mia compagna di vita.

Vi&Va

Giorno 39. I levrieri sono nati per correre

Può il tempo avere durate diverse?
Prendete uno spazio temporale definito e consideratelo in base a una cosa positiva e poi a una negativa che avete vissuto in quel periodo: il tempo ha una durata oggettiva, ma noi lo consideriamo in base alla percezione emotiva che ne abbiamo.
Sei giorni, quelli in cui io e Virna siamo state separate: infiniti, se considerati per la nostalgia che ho provato per lei; volati, per come gli impegni di lavoro me li hanno fatti vivere.
Mentre io scorrazzavo per il Nord Italia mangiando chilometri come uno scoiattolo le noccioline, Virna è rimasta nel Kinderheim con i nonni: al mare, dove si è ambientata benissimo. Non siamo mai state separate così a lungo, non ha mai dormito senza di me e non sapevo come avrebbe reagito: alla grande, direi. Ha corso, ha giocato con Rupert, ha dormito serena, ha mangiato con l’appetito di un lupo affamato. Voglio pensare che dentro di lei avesse la certezza che sarei tornata e che fosse tranquilla per questo motivo. La verità è che questo posto le piace moltissimo e io ne sono felice perché è il luogo in cui più mi sento a casa. Ora siamo di nuovo insieme e non dovrò più sentire la mancanza del suo respiro di notte, del suo profumo, del suo sguardo quando è felice, delle sue orecchie morbide. Né delle nostre corse in spiaggia.

Mentre il sole già si coricava noi in riva al mare ci siamo divertite come matte. Virna mi guarda con gli occhi che ridono e mi invita al gioco: inizia a saltare e a correre e io devo fare del mio meglio, anche se non sarà mai sufficiente per la sua velocità. Stasera ho corso come si vede nei film: con le ginocchia alte e la falcata ampia, che nei film sembra sempre che corrano velocissimi poi magari sono delle schiappe come me. Ho corso non pensando a niente, ridendo e guardando quanto è bella Virna quando corre per giocare: in quel momento sono stata libera davvero, mi sono sentita leggera. Si usa dire che i levrieri sono nati per correre: nello spazio di quei brevi secondi ho capito qual è la libertà che provano.
image