Giorno 38. Chiedici se siamo felici

Non si finisce mai di conoscere una creatura: è vero per gli uomini, lo è ancora di più per gli animali con i quali si decide di convivere e condividere la propria vita. 
Ho conosciuto Virna come una ragazza educata, equilibrata anche nelle manifestazioni di gioia, posata; se non ha motivo di correre semplicemente non lo fa, in otto mesi sono riuscita a farle fare due salti dietro a me solo un paio di volte e dopo grande sforzo. Ma questi sono giorni di prime volte, sia per lei che per me: nuova casa, nuove abitudini domestiche, giardino, spiaggia, mare. Il passaggio appartamento-villetta comporta un cambiamento fondamentale: quando esco dalla porta non significa che sto andando via perché c’è un ambiente esterno che è sempre domestico. Non bisogna dare nulla per scontato, le loro emozioni non sono mai in saldo

Stamattina siamo uscite quando il mare era ancora piatto, la marea iniziava ad alzarsi e il sole stava ancora facendo colazione prima di rendere rovente la sabbia. Passeggiando sul lungomare ho assecondato il desiderio di Virna di entrare in spiaggia, ma non avrei mai immaginato di assistere a quello che è successo nella mezz’ora successiva. Arrivate sulla battigia Virna si è liberata di tutto, come una ragazzina che si toglie i vestiti e si butta in acqua. Ha iniziato a saltare, a correre (sempre al guinzaglio, altrimenti sarebbe arrivata a Venezia nel tempo che io avrei impiegato a fare due passi), a giocare. Io – asmatica e con i legamenti lassi, insomma, non un fenomeno della corsa – mi sono scatenata a correre come non facevo neanche quando ero bambina. Virna si girava mostrandomi il suo sorriso a trentadue zanne, mordendo il guinzaglio come a volermi incitare a correre più forte, e mi guardava con quegli occhi dove non c’era neanche più un granello di tristezza, ma solo la gioia pura della bambina che finalmente è libera di giocare. Finalmente è libera.

Mi sono fatta invidia da sola perché correre sulla spiaggia dove sono cresciuta, in un posto dove mi sento più a casa che a casa, insieme al mio cane che mi guarda con gli occhi pieni di amore è un sogno che fino a nove mesi fa avevo vissuto solo nella mia speranza. E chi realizza un proprio sogno può dire di aver conosciuto la felicità.

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Giorno 37. La notte dei desideri

È una notte come tutte le altre notti: ultimo giro insieme a Virna, poi doccia, l’ultimo bicchiere di acqua prima di andare a dormire e… No, è una notte con qualcosa di speciale.
Ho preso in prestito le parole del Lorenzo più famoso d’Italia per dire che stanotte è “quella notte lì”: forse molti di voi sono in spiaggia, in montagna, in camporella (dove, si sa, le luci non disturbano la visione delle stelle… in senso letterale e non metaforico), sul balcone con il naso all’insù alla ricerca di una scusa per esprimere un desiderio. Magari alcuni di voi sono soli e pensano alla persona che fa battere il loro cuore, anche se lei non lo sa. Come ero io, che le stelle le ho sempre guardate da sola.
Se invece state leggendo questo post vuol dire che non state leggendo la volta celeste e allora vi voglio raccontare perché per me questa è una notte speciale.
La giornata è iniziata con un desiderio realizzato: temporale, pioggia, fresco, che portano dritti a sonno, riposo, sveglia spenta, a letto fino alle 10. Il che ha comportato un ritardo di proporzioni bibliche sulla tabella di marcia dell’impresa odierna: i preparativi per la partenza. Sono riuscita a trasformarli in una secchiata dell’ultimo giorno che non ricordavo dai tempi della maturità, facendo in poche ore una quantità di cose che Gerry Scotti mi ha chiamato per andare allo Show dei record: faccende domestiche (mia mamma mi ha trasmesso l’ansia da “dobbiamo lasciare la casa in ordine perché quando torniamo troviamo quello che abbiamo lasciato”), spesa per l’acquisto delle ultime cose (deodorante, rasoio, borotalco… insomma si preannuncia una vacanza movimentata), pieno di benzina. E poi loro: le valigie. Sono partita dai bagagli per Virna: non è tanto per vestiti e accessori, ma per tutto il resto, che la macchina è stata monopolizzata dalla principessa. Scorta di cibo, trapuntini per le sue nobili natiche e ciotole rialzate hanno invaso il baule. Io, che tra libri e riviste sembra che debba leggere 24/24 non-stop, ho letteralmente buttato nel borsone quello che mi capitava a tiro: se avessi un blog di viaggi avrei intitolato il post “Tutto quello che non dovete fare prima di partire”. Nella mia frenesia isterica da partenza Virna mi vedeva preparare un sacco di cose e si è convinta che saremmo andate in giro in macchina – la sua più grande passione: mi ha tenuta d’occhio senza mollarmi un attimo e ogni tanto all’improvviso saltava su dalla cuccia scodinzolando perché nella sua testa era scattata l’ora della gita. Perciò ogni volta che uscivo dalla porta con un pezzo di casa, ma senza di lei, mi guardava con l’espressione da senso di colpa. Chi ha un pet sa di che cosa sto parlando.
Forse la più agitata delle due sono io: per la prima volta saremo al mare insieme, nel posto in cui mi sento davvero a casa. Un posto dove ho sempre sognato di portare qualcuno che amavo e vivere insieme i posti dove ci sono tante mie emozioni. Finalmente sta succedendo e sono impaziente.
In questa notte vedo stelle che cadono, anche se sono in casa e sto per andare a dormire. È la notte dei desideri!

Vi&Va

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Giorno 36. Chiamateci asociali… ?

Quando in città fa troppo caldo anche per respirare che cosa c’è di meglio di una bella gita al lago?
Peccato che quest’estate non ci sia nascondiglio in cui difendersi da Flegetonte, Acheronte e tutti gli anticicloni africani che stanno trasformando l’Italia in un girone dell’inferno dantesco.
All’ennesima notte insonne (mia) e giornata da ansimazione (Virna) abbiamo pensato di andare ad Angera, sul Lago Maggiore: se ci sono passati Celti, Romani, Visconti e Borromeo potevamo far mancare la nostra presenza? Quindi alle 8.30 siamo sbarcate sul lungolago, con almeno quattro gradi in meno rispetto a casa: il paese si stava svegliando lentamente, la luce a quell’ora si riflette sull’acqua creando il riverbero della tranquillità. Ti sembra di guadagnarti un credito con la vita, come se quel tempo lo stessi rubando dalla pentola piena d’oro dove nasce l’arcobaleno.

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La magia è durata un’ora, poi anche il refolo di aria più ostinato ha ceduto a una umidità degna della foresta pluviale, e ci siamo accomodate sotto a un albero nella spiaggetta dotata di prato: spartana, ma dog friendly – e l’importante era questo.
Non eravamo sole e in realtà abbiamo scoperto questa spiaggetta grazie all’invito di una adottante di due Greyhound neri come Virna.
Ogni tanto dovrei fermarmi a riflettere sulla mia asocialità: io sono la prima ad affermarla e ne faccio quasi un manifesto di superiorità; altre volte me ne lamento per nascondermi dietro la maschera della zitella solitaria. Ma quando hai un cane puoi essere davvero asociale?
Prendiamo la gita al lago: ho deciso di andare alle dieci della sera prima, nonostante sapessi benissimo che le temperature sarebbero state roventi anche lì; ho fatto 45 minuti di strada (anche se io adoro guidare, quindi i chilometri non sono mai un problema); ho trascorso del tempo insieme a una persona che avevo visto due volte. Non sarò il Maestro dei Giochi di corte, però mi piace condividere degli spazi con persone che hanno qualcosa in comune con me: un levriero. Non un cane qualsiasi, perché i levrieri sono un mondo a parte e perché so quanto Virna sia felice di stare insieme ai propri simili: hanno lo stesso linguaggio, lo stesso modo di fare, le stesse priorità. In fondo ci assomigliamo: magari sembriamo asociali, ma siamo solo due ragazze selettive, che scelgono la compagnia giusta perché sanno quanto sia preziosa la propria indipendenza.

Vi&Va 

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