Giorno 31. Aspettando Godot… o il temporale

Sul mio “calendario vodoo” mancano tre croci alla fine di questo incubo chiamato… bè, non sono un’esperta di nomenclatura anticiclonica.
Nel frattempo l’Italia è passata dall’essere il paese degli allenatori all’essere quello dei meteorologi. Personalmente consulto almeno cinque fonti diverse per circa tre volte nella fascia oraria 8-11, due in quella 12-18, per poi risalire a tre nella fascia serale. Di notte non dormo, ma non ho bisogno delle proiezioni meteo per mandare al diavolo non so bene chi. Forse noi stessi, me compresa che non sono proprio la prima della classe in materia di raccolta differenziata.
Quando tutto sarà passato ci sentiremo come in Alive: sopravvissuti a un’epopea epica. Passeremo l’inverno a ricordare sorridendo tutti i metodi che la nostra fantasia è stata in grado di escogitare per sopravvivere al caldo e all’afa. Personalmente avrei fatto un abbonamento alla spa solo per fare tre ore di docce scozzesi, ma mi sarei liquefatta durante il tragitto in macchina per tornare a casa. Casa che sembra un bunker mafioso: tapparelle abbassate perché il riverbero che entra è accecante, finestre rigorosamente chiuse e meno male che ho i doppi vetri, ventilatori a pieno regime come neanche i motori del Titanic in mare aperto. E se beccassimo l’iceberg mi ci butterei addosso come a Johnny Depp in Chocolat.

Ma la fantasia si scatena quando si tratta dei nostri amici pelosini e pelosoni. Pezze bagnate e messe in frigo, cappottino riflettente in freezer, praticamente il mio più che un frigorifero sembra un armadio. E poi zampine e polpastrelli bagnati, teletrasporto casa-auto (con aria condizionata), e orari di uscite che neanche Bruce Wayne in incognito.
Ieri ho provato una tattica nuova: pomeriggio nel milanese Bistrò del tempo ritrovato: luogo ideale per lavorare e per godere dell’aria climatizzata. Non è stata un’idea di grande successo, a giudicare da quello che ho messo nel sacchetto ieri sera. E non fate i moralisti perché quello è un problema comune ad animali e persone di questi tempi.
Però il locale merita: musica jazz di sottofondo, scaffali pieni di libri che si possono leggere in loco oppure acquistare, clientela discreta. E poi incontri letterari, presentazioni di nuove uscite editoriali, insomma se siete in zona Sant’Agostino vi consiglio di fermarvi in via Foppa 4. Anche solo per lasciare fuori l’isteria della città frenetica.
Di sicuro io e Virna ci torniamo, non appena arriva Godot… cioè, il temporale. Le piace la musica jazz, alla mia ragazza.

Vi&Va

Il Bistrò del tempo ritrovato

Il Bistrò del tempo ritrovato

 

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