Giorno 33. Ho trovato la luna nel pozzo

Quando pensiamo ai cambiamenti ci aspettiamo che siano lenti come l’avvicendarsi delle ere geologiche, oppure repentini come un taglio di capelli: di rado soddisfano le nostre aspettative, sono sempre troppo lenti o troppo veloci.
Esiste un “tempo giusto” entro cui sia legittimo aspettarsi che il cambiamento avvenga?
Per quanto mi riguarda sono stata capace, nella mia vita, sia di pachidermiche inversioni di rotta che di testacoda velocissimi: a volte mi sono fatta più male con la tattica dell’elefante che con quella del pilota.

Sono in macchina, Virna dietro di me dorme dopo una serata tra amici. Accendo la radio, ascolto una canzone che porta a galla vecchi ricordi.
È successo due mesi fa. È successo ieri sera. In mezzo è cambiato tutto: nello spazio di otto settimane sono successe cose che non avrei mai creduto possibili.
Sulla suggestione dei ricordi, otto settimane fa ho tirato fuori dal cassetto i miei vecchi diari per recuperare una parte della mia vita che avevo sepolto. Ho riesumato il cadavere, l’ho affrontato, mi sono riappacificata, ma delle persone che hanno vissuto insieme a me quel periodo intenso e tragico nessuna è rimasta. Mi sono sentita abbandonata, prima di capire che in realtà sono stata io ad aver abbandonato. Non mi ero mai resa conto di sentire così forte la loro mancanza.
Mi ha aperto la porta prima Paola, la mia Migliore Amica – quella che ti capita una volta nella vita di trovare; poi ho bussato alla porta di Federica, la più idealista, e infine a quella di Sabrina, la ragazza più buona che abbia mai conosciuto. Mi hanno aperto.

Ieri sera ci siamo viste tutte e quattro, di nuovo insieme dopo tanti anni. Ho portato anche Virna per presentare ufficialmente la mia ragazza e per farle conoscere quelle che un tempo sono state le mie migliori amiche. Si sono adorate reciprocamente: è il primo cane che sta simpatico a Paola perché non abbaia e non le salta addosso e a lei non fa paura. Sabrina ha cercato di entrare nelle sue grazie dandole un pesciolino, che Virna ha gradito molto – anche se la sera non è mai molto socievole. Federica rideva per la sua buffa espressione annoiata.
Prima di andare via tutti i camerieri del locale sono venuti a vedere la meraviglia di levriero che ho con me: Virna ha fatto la guest star, attira sempre l’attenzione senza fare nulla, proprio come fanno le vere principesse.
Non so se due mesi siano tanti o pochi, non so che cosa succederà da qui in poi, ma so che questo cambiamento era insperato ed è il regalo più bello che l’estate mi sta facendo.

Vi&Va

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Giorno 32. Something about love

L’ultima volta che ho visto questo film è stato a dicembre: Virna era arrivata da quattro giorni, volevo farle conoscere il mio film a colori preferito. Piena di entusiasmo misi il dvd nel computer, ma Virna dormì tutto il tempo e io mi sentii un’estranea per la mia compagna di vita.
“È un levriero, è normale che si prenda i propri spazi”, cercavano di rassicurarmi. Solo con il tempo ho imparato che a lei la sera piace dormire, è un momento solo suo.
A distanza di sette mesi stanno trasmettendo in televisione Prima o poi mi sposo: sì, è il mio film a colori preferito. Non giudicatemi.
Ho sempre saputo che non mi sarei mai sposata; per anni mi sono vista nei panni della donna in carriera e sognavo di indossare quelli di Jennifer Lopez: tubino color glicine, trench di pelle beige, tacchi a spillo e mai un capello fuori posto. Con una borsa firmata che contiene “tutto il mio universo”. Grandi soddisfazioni sul lavoro e una vita privata fatta di cene solitarie davanti alla tv, con il servizio all’americana sulle ginocchia.
Un flirt con un uomo impegnato e un ex che l’ha buttata via per una gnocca. “Sono una calamita per uomini non disponibili e ne sono stufa.”
Le analogie si fermano qui. Nessun Matthew McConaughey a raccogliermi dopo una sbronza triste.

“Devi imparare la pazienza: l’amore non è sempre perfetto, l’amore è solo amore.”
Io ho avuto tanta pazienza, ma l’amore non è mai arrivato e ormai è una battaglia che non combatto più.
La mia serata perfetta l’ho trovata senza un uomo: sto guardando il mio film preferito e non mi identifico più nella donna in carriera che cena da sola davanti alla tv. Vicino a me ora c’è Virna: ha dormito tutta sera, come sempre, ma adesso la conosco un po’ di più e rispetto il suo modo di essere. L’unica pazienza che mi abbia mai ripagato è stata quella di aspettare 32 anni per essere quello che realmente ho sempre desiderato essere: una proprietaria di cane, per usare una categoria, la compagna di una creatura fedele, per usare parole più oneste.

Vi&Va

Giorno 31. Aspettando Godot… o il temporale

Sul mio “calendario vodoo” mancano tre croci alla fine di questo incubo chiamato… bè, non sono un’esperta di nomenclatura anticiclonica.
Nel frattempo l’Italia è passata dall’essere il paese degli allenatori all’essere quello dei meteorologi. Personalmente consulto almeno cinque fonti diverse per circa tre volte nella fascia oraria 8-11, due in quella 12-18, per poi risalire a tre nella fascia serale. Di notte non dormo, ma non ho bisogno delle proiezioni meteo per mandare al diavolo non so bene chi. Forse noi stessi, me compresa che non sono proprio la prima della classe in materia di raccolta differenziata.
Quando tutto sarà passato ci sentiremo come in Alive: sopravvissuti a un’epopea epica. Passeremo l’inverno a ricordare sorridendo tutti i metodi che la nostra fantasia è stata in grado di escogitare per sopravvivere al caldo e all’afa. Personalmente avrei fatto un abbonamento alla spa solo per fare tre ore di docce scozzesi, ma mi sarei liquefatta durante il tragitto in macchina per tornare a casa. Casa che sembra un bunker mafioso: tapparelle abbassate perché il riverbero che entra è accecante, finestre rigorosamente chiuse e meno male che ho i doppi vetri, ventilatori a pieno regime come neanche i motori del Titanic in mare aperto. E se beccassimo l’iceberg mi ci butterei addosso come a Johnny Depp in Chocolat.

Ma la fantasia si scatena quando si tratta dei nostri amici pelosini e pelosoni. Pezze bagnate e messe in frigo, cappottino riflettente in freezer, praticamente il mio più che un frigorifero sembra un armadio. E poi zampine e polpastrelli bagnati, teletrasporto casa-auto (con aria condizionata), e orari di uscite che neanche Bruce Wayne in incognito.
Ieri ho provato una tattica nuova: pomeriggio nel milanese Bistrò del tempo ritrovato: luogo ideale per lavorare e per godere dell’aria climatizzata. Non è stata un’idea di grande successo, a giudicare da quello che ho messo nel sacchetto ieri sera. E non fate i moralisti perché quello è un problema comune ad animali e persone di questi tempi.
Però il locale merita: musica jazz di sottofondo, scaffali pieni di libri che si possono leggere in loco oppure acquistare, clientela discreta. E poi incontri letterari, presentazioni di nuove uscite editoriali, insomma se siete in zona Sant’Agostino vi consiglio di fermarvi in via Foppa 4. Anche solo per lasciare fuori l’isteria della città frenetica.
Di sicuro io e Virna ci torniamo, non appena arriva Godot… cioè, il temporale. Le piace la musica jazz, alla mia ragazza.

Vi&Va

Il Bistrò del tempo ritrovato

Il Bistrò del tempo ritrovato