Giorno 22. Quei maledetti 17 anni

Sereni, ribelli, curiosi, introversi, innamorati: come eravate a 17 anni? Non è forse vero che ad essere genitore di una adolescente c’è da mettersi le mani nei capelli? Un luogo non tanto comune.
Quando avevo 17 anni i miei genitori volevano chiamare l’esorcista e se avessero avuto un riformatorio sottomano mi ci avrebbero rinchiuso. Non facevo niente di male, come dicono tutte le figlie a mamma e papà: un fidanzato sbagliato, un carattere ribelle, un rapporto conflittuale con la figura femminile di riferimento. Storia di molte adolescenti.
Alina l’ho incontrata per caso: John Lennon aveva scritto che la vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti. Quante cose da ricordare ci investono quando siamo un po’ sovrappensiero (per dirla alla Bluvertigo), con il rischio di dimenticarcene.
Io ero impegnata a fare altro, a parlare d’altro, a pensare a quando sarei tornata a casa dalla mia Virna. Seduta sulla panchina dell’area cani ho ascoltato quella storia che conoscevo già e per la prima volta sono entrata nelle scarpe di una madre preoccupata, che non riconosce la figlia perfetta in questa estranea che le sta di fronte per sfidarla.
Quando scappi da un regime che ti toglie tutto e sei costretta a separarti dalla tua famiglia, forte lo diventi per sopravvivere. E con la tua forza vorresti vedere tua figlia splendere della luce che le riconosci. E che, invece, sta spegnendo – perché a 17 anni ti innamori di un ragazzo più grande e perdi la testa, perdi te stessa per ritrovarti, poi, com’eri; solo un po’ più donna. Nel frattempo dissemini il percorso di un numero variabile di errori. Una madre sa, una madre intuisce, una madre protegge. Lasciare a una figlia la libertà di commettere i propri errori è la prova più impegnativa che deve affrontare. Fare un passo indietro nella vita – altra dalla propria – di una figlia ed essere pronta a offrire il proprio appoggio quando lei si accorgerà di aver sbagliato e ne soffrirà: una madre conosce già l’epilogo, ma non può evitare le lacrime. Non deve, perché senza errori non c’è conoscenza e senza conoscenza non c’è crescita.

Vi&Va

Questa sono io a 17 anni: non era tutto rose e fiori (come quelli del mio abito)

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