Giorno 23. Come iniziare bene la giornata

Sono da poco passate le 8, io e Virna rientriamo dalla passeggiata – ma forse dovrei chiamarla maratona: le nostre abitudini variano con il variare delle stagioni e noi ci adattiamo, come Madre Natura ci insegna, alle condizioni climatiche alla ricerca di quelle ottimali per noi. Per lei, a dire il vero: noi esseri umani sembriamo avere più opzioni per facilitarci il compito, o forse è solo l’abitudine a farci sembrare più adattabili. Tra i vari strumenti che Madre Natura – sempre lei – ci ha fornito c’è la sudorazione, la cui mancanza rende i cani più sofferenti al caldo.
Per riuscire a fare una passeggiata degna di questo nome la nostra prima uscita del giorno si sta trasformando da mattutina a mattiniera: alle 8 in punto scatta l’ora X, quella in cui il sole fa capolino dalle velature che rendono l’aria fresca. In un attimo si passa dalla piacevole brezza all’umidità malese e noi corriamo a casa come se avessimo Freddy Krueger alle calcagna.
Varcata la soglia Virna si butta nella cuccia, la bagno nei punti strategici per abbassare la temperatura del corpo (nuca, cuore, zampe, polpastrelli) e mentre lei si gode l’arietta che entra dalla finestra io grondo come neanche Stefano Baldini ad Atene. Bella trovata evolutiva, la sudorazione.
Intanto che aspetto che il respiro di Virna si calmi, perché non è cosa buona e giusta sfamarla quando ha il fiatone, io mi concedo anima e corpo a una doccia dalla testa ai piedi, una di quelle docce fresche-tendente al freddo che era dell’estate del 2003 che non facevo. Una di quelle docce che temprano e tonificano, che danno quel brivido che farebbe risuscitare anche un morto. In effetti esco dalla doccia che mi sento risorta: rilassata, ma piena di energia, come non mi succedeva dai tempi in cui mi allenavo tutti i giorni. Virna è pronta per mangiare, io metto sul fuoco il pentolino dell’acqua: nel mio raptus salutista seguo il consiglio di bere una bevanda calda per rinfrescarsi – una teoria che secondo me non è valida a una latitudine inferiore a quella dell’Equatore, ma che oggi ho deciso di verificare empiricamente.
Sarà stata la doccia, il tè bancha tiepido, o forse semplicemente il benessere che mi dà passeggiare insieme a Virna, ma oggi mi sento in formissima!

Vi&Va

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Giorno 22. Quei maledetti 17 anni

Sereni, ribelli, curiosi, introversi, innamorati: come eravate a 17 anni? Non è forse vero che ad essere genitore di una adolescente c’è da mettersi le mani nei capelli? Un luogo non tanto comune.
Quando avevo 17 anni i miei genitori volevano chiamare l’esorcista e se avessero avuto un riformatorio sottomano mi ci avrebbero rinchiuso. Non facevo niente di male, come dicono tutte le figlie a mamma e papà: un fidanzato sbagliato, un carattere ribelle, un rapporto conflittuale con la figura femminile di riferimento. Storia di molte adolescenti.
Alina l’ho incontrata per caso: John Lennon aveva scritto che la vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti. Quante cose da ricordare ci investono quando siamo un po’ sovrappensiero (per dirla alla Bluvertigo), con il rischio di dimenticarcene.
Io ero impegnata a fare altro, a parlare d’altro, a pensare a quando sarei tornata a casa dalla mia Virna. Seduta sulla panchina dell’area cani ho ascoltato quella storia che conoscevo già e per la prima volta sono entrata nelle scarpe di una madre preoccupata, che non riconosce la figlia perfetta in questa estranea che le sta di fronte per sfidarla.
Quando scappi da un regime che ti toglie tutto e sei costretta a separarti dalla tua famiglia, forte lo diventi per sopravvivere. E con la tua forza vorresti vedere tua figlia splendere della luce che le riconosci. E che, invece, sta spegnendo – perché a 17 anni ti innamori di un ragazzo più grande e perdi la testa, perdi te stessa per ritrovarti, poi, com’eri; solo un po’ più donna. Nel frattempo dissemini il percorso di un numero variabile di errori. Una madre sa, una madre intuisce, una madre protegge. Lasciare a una figlia la libertà di commettere i propri errori è la prova più impegnativa che deve affrontare. Fare un passo indietro nella vita – altra dalla propria – di una figlia ed essere pronta a offrire il proprio appoggio quando lei si accorgerà di aver sbagliato e ne soffrirà: una madre conosce già l’epilogo, ma non può evitare le lacrime. Non deve, perché senza errori non c’è conoscenza e senza conoscenza non c’è crescita.

Vi&Va

Questa sono io a 17 anni: non era tutto rose e fiori (come quelli del mio abito)

Giorno 21. Shopping veltrico spaziale

Three… Two… One… Ignition. Lo shuttle prende il volo: a bordo c’è la sorella a quattro zampe di Samantha Cristoforetti insieme ai Rockets – al secolo Tataki “il marito” e Lennon “il biondo”.

In effetti sembrerebbe più credibile raccontare che questi sono i cani degli eredi del gruppo cosmico, piuttosto che dire la verità: che la tuta spaziale che indossano è fatta apposta per riflettere i raggi solari e proteggerli dal caldo.
Sì, perché al contrario di quello che si pensa il pelo corto dei greyhound non li fa stare più freschi sotto il sole, anzi: l’assenza di grasso e la pelle sottile, coperta dal pelo raso, li espone alle condizioni climatiche senza difese. Ma laddove non arriva la natura arriva…la moda!!!

English do it better. Il sito inglese Greyhound Products UK è un ottimo shop online di prodotti dedicati solo ai greyhound: non solo cappottini, ma anche prodotti per la toelettatura e il benessere. Noi abbiamo testato i cappottini: ottima fattura e rapporto qualità/prezzo vantaggioso (ma vi consiglio di fare un ordine piuttosto cospicuo per ammortizzare le spese di spedizione), con possibilità di personalizzazione.
La nostra tuta spaziale, lanciata in orbita sotto il sole, ha fatto un egregio lavoro: è uno specchio davvero efficace contro i raggi del sole. È ovvio che sotto il solleone nemmeno uno scafandro potrebbe tenere al fresco; ma per evitare di passare l’estate con i ritmi di un pipistrello questo cappottino è davvero una soluzione…spaziale!!!
Virna lo indossa senza fastidio, anzi passeggia al trotto molto più volentieri, senza far arrivare la lingua per terra e senza sviluppare una temperatura corporea pari a quella dei reattori di uno shuttle; quando arriviamo a casa il suo pelo nero non si è trasformato in una piastra a induzione su cui cucinare il pranzo.
E se qualcuno dovesse fermarvi dicendovi che forse il cappottino è esagerato, fate come noi: rispondete che il vostro nasone è sceso dalla navicella così vestito!

Vi&Va