Giorno 5. Rami secchi

Si dice che le persone vadano e vengano nelle nostre vite e forse dovremmo abituarci a pensare che sono destinate ad accompagnarci per il periodo in cui la loro presenza è necessaria. Ma è così assurdo aspettarsi che alcuni rapporti durino più della moda delle scarpe a punta?È evidente che sì, è proprio assurdo. Almeno nella mia vita. Nel settore delle relazioni sentimentali gli affari non hanno mai funzionato: diciamo che non era un target a cui potessi aspirare e pertanto non sono mai arrivata nemmeno allo stadio dell’ufficialità del rapporto. Al contrario, ho sempre creduto molto nell’amicizia, ma una rosa, quando perde un petalo dopo l’altro fino a rimanerne priva, non può più chiamarsi rosa. Che Shakespeare se ne faccia una ragione.  

Il problema di quando un rapporto si esaurisce non è gestirne la fine, ma quello che avviene dopo: nuove fidanzate fatte entrare in letti ancora caldi e che godranno di tutti i benefici lasciati dalla restauratrice piantata in asso (la crocerossina non va più di moda: è l’era di “quella che aggiusta i cocci rotti da quella prima e che consegna l’uomo perfetto nelle mani di quella dopo”, che solitamente l’uomo incontra casualmente entro la successa fase lunare); messaggi mandati su whatsapp invece che parlare di persona, vis-à-vis, come persone adulte; post su Instagram con una vecchia foto insieme e un testo che insinua che la colpa della fine del rapporto sia tua. Insomma, se è difficile lasciarsi con stile, proseguire la propria vita con eleganza è impossibile

Mi sono sempre chiesta quale sia la bilancia su cui si pesano le responsabilità quando le cose con un ragazzo o con un’amica non finiscono come ci si aspettava: vince il piatto che pesa di meno? Eppure 25 grammi bastano per perdere tutto: la legittimità del proprio grido di dolore, chi si ama, il proprio cuore. Le responsabilità si dividono in due, non in parti uguali: nessuno ha mai pieno diritto di recitare la parte della vittima, nessuno merita di portare da solo la lettera scarlatta del tradimento. Un pizzico di correttezza, invece, è doverosa – anche dopo la fine di un rapporto – soprattutto da chi si comporta come se il proprio cuore fosse più leggero di una piuma.  

  

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Giorno 4. Song of the day

Una delle voci viventi più emozionanti al mondo. Molte cantanti hanno un bel timbro, ma poche sanno comunicare emozioni come lei: Beyoncé.
Halo è una delle canzoni capaci di farmi venire, oltre ai brividi, anche la pelle d’oca. Ho trovato, per caso, un video su Facebook di una versione acustica e ho continuato ad ascoltarla per tutto il giorno. Oggi mi va così.

Giorno 4. Best Mommy Award

Lo scorso anno, il giorno 7 luglio, alle ore 15 circa, sono diventata vegetariana. Ovviamente non ne ero ancora consapevole, ma dentro di me il velo era stato squarciato e per essere onesta con me stessa non avrei più potuto fare la mia parte nell’industria degli omicidi degli animali. Io sono sempre onesta con me stessa.
Nei giorni precedenti ero venuta a conoscenza del concetto di specismo (teoria secondo cui alcune specie animali hanno maggiore diritto alla vita di altre, prima in assoluto la specie umana) e il telegiornale aveva diffuso la notizia che un elefante, liberato dalla cattività dopo 50 anni, aveva pianto. Potevo continuare a definirmi amante degli animali e, allo stesso tempo, rendermi complice dell’industria della macellazione? Era giunta l’ora di dare una risposta. La esigevo da me stessa.

Alle 13.30 di lunedì 7 luglio ho scelto di non scappare più: ho guardato. Un documentario sullo specismo, con la voce narrante di Joaquin Phoenix e le musiche di Moby, basato sul presupposto scientifico che gli animali hanno la stessa percezione della sofferenza degli esseri umani, pertanto ogni animale muore con dolore*. Non sono più riuscita a mangiare nessun tipo di animale, né ad acquistare oggetti in pelle e ho cercato tutte le marche di cosmetici “cruelty free”.

Poi è arrivata Virna. Appartiene a una specie carnivora e non ha la facoltà di scegliere se mangiare un pollo o un hamburger di soia. Ci sono proprietari vegetariani che fanno seguire ai loro amici pelosi una dieta vegetariana: a me sembrerebbe di non fare il suo bene, che è ciò che mi sta più a cuore. Ho scelto, invece, di nutrire Virna in maniera naturale, eliminando il cibo industriale. Ho imparato a stare ore ai fornelli – io non ho mai cucinato nemmeno per me stessa – e a gestire l’economia culinaria dei suoi pasti. A ricacciare indietro la nausea nel vedere e sentire l’odore del pesce e della carne perché so che questo, per la sua salute, è meglio delle crocchette.
Oggi ho compiuto un atto di estremo amore: ho tagliato e cucinato un polmone di manzo. Mi girava la testa per la vista del sangue e per l’odore forte dell’organo cotto e per l’impressione di quello che stavo facendo. Ma ho continuato a pensare che tutto questo è per la salute della mia compagna. Allora è proprio vero che l’amore ti fa fare cose pazze, perfino andare contro i tuoi principi!

*non voglio fare propaganda perché ritengo che ciascuno debba fare quello che si sente. Se qualcuno volesse approfondire può digitare su Youtube “earthlings – full lenght documentary”

Virna ha monopolizzato il frigorifero!

Virna ha monopolizzato il frigorifero!