Giorno 7. Gone away

Il passato è una massa informe e gelatinosa, che aspetta silente di essere riportata in vita. Basta il tocco di uno dei sensi e torna a far sentire il suo morso. Fa male, come se il sangue fosse di adesso, come se non fosse una ferita chiusa – sepolta, dimenticata: nulla si dimentica, tutto si trasforma.
C’è stato un tempo in cui gli occhi non mettevano a fuoco ed ero confusa, confusa: non sapevo, non capivo. Era reale quello che sentivo? Era uno scherzo del cuore? Ero giovane e sommersa dall’onda secolare di un mare emotivo troppo liquido, troppo imponente. Non sapevo e nella mia incapacità di dare nomi ai sentimenti soffrivo.

Sei stato il mio primo tatuaggio. Sei stato il mio primo amore, forse l’unico vero perché incondizionato. Sei stato la mia ossessione, il mio strazio: sei stato la parte oscura di me stessa, il punto più basso che io abbia mai toccato.
Sei stato svegliarmi alle 3:33 tutti i sabati sera con il terrore che avessi commesso un errore, che ti fossi spinto oltre il limite. Sei stato cantare a squarciagola e con la gola che bruciava, sapendo che chi era già andato via era la tua innocenza. Sei stato le fughe in auto con la musica che copriva i singhiozzi, sei stato il gin che bevevo di nascosto a casa da sola quando il panico di perderti mi strozzava la gola. Sei stato il mio primo taglio sui polsi. Sei stato la mia prima volta dalla psicologa, il mio primo incidente in auto, il mio primo attacco di panico. Sei stato il mio tutto, ma non sei stato niente.

Non sei stato un bacio, non sei stato un appuntamento: non sei stato niente. Eppure sei stato il sole della mia adolescenza e se oggi ti incontrassi ti sorriderei.
Ma non questa sera: stasera ho ascoltato questa canzone e ho cantato con la gola che bruciava, oggi come allora. Come se in macchina fossi sola, come se dietro di me non ci fosse lei. Come se fossi ancora giovane e libera di lasciarmi attraversare dalle emozioni. Tutto si trasforma e l’illusione di perdermi dentro i miei giovani dolori svanisce con l’ultima nota.

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