Giorno 2. La fatalità

Era il giorno del mio quinto compleanno quando mi ruppi il mento: all’oratorio estivo giocavo a stare in equilibrio sul cancelletto che delimitava il giardino con la statua di San Giuseppe. Era ovvio che avrei perso l’equilibrio, che mi sarei rovesciata picchiando con violenza il mento e che mia madre sarebbe andata a prendere all’ospedale la sua secondogenita con una cicatrice di quattro punti.
Nel film Chocolat Carrie-Ann Moss impedisce al figlio di giocare con gli altri bambini perché potrebbe ammalarsi.
Per proteggere qualcuno bisogna tenerlo sotto la campana di vetro, ma è la soluzione giusta?

Lo scorso sabato io e Virna abbiamo incontrato degli amici vecchi e nuovi in un’area cani: quattro greyhound e una galga, contro cui si è accanita Virna. La galga ha schivato un fusto in mezzo al prato, Virna non lo ha visto e lo ha urtato: è stata sbalzata in aria, ha carambolato su se stessa ed è atterrata sul prato qualche metro più in là. Lo spavento è stato tale che a mezzanotte non mi ero ancora calmata: ho preso i Fiori di Bach e ho cercato di dormire. Il senso di colpa, invece, si è placato solo dopo aver fatto le radiografie a Virna e aver escluso lesioni interne.
Perdersi nei “se fossi…se avessi…se non avessi…” è una trappola che alimenta il rimorso, ma non serve a imparare qualcosa dall’esperienza.

Vivere comporta dei rischi: il patto è accettarli e imparare ad affrontare in maniera efficace le eventuali conseguenze. Portare un figlio al parco, lasciare un cane libero di correre: il pericolo che si possano far male fa parte della scelta. Rinunciarvi fa stare noi più tranquilli, ma stiamo davvero facendo la cosa migliore per la loro crescita, per la loro esperienza del mondo?
Per quanto i nostri occhi siano vigili, attenti e amorevoli non basteranno mai a preservare dal dolore le creature che stiamo proteggendo: il nostro compito è accompagnarle con responsabilità nella conoscenza del mondo e della vita, consapevoli che la loro libertà inizia dove finisce la nostra. E che il rispetto di questo confine è la condizione per una relazione felice.

Vi&Va

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